© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235

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Questo sito online è realizzato da Giorgio Seveso per esclusivo esercizio di passione culturale, affiancato da amici artisti, critici, operatori culturali e persone che da anni avvertono un affine disagio nei confronti degli scenari artistici del contemporaneo italiano e internazionale.

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La responsabilità legale di quanto scritto dagli autori è degli autori stessi. Il sito non contiene cookies atti a tracciare i visitatori e non costituisce testata giornalistica. E’ solo aggregatore di libere opinioni, aggiornato senza periodicità. Non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge 62/2001.

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Testimoniare il disagio di artisti e pubblico reagendo alle cattive pratiche dell'arte contemporanea Ogni forma e opera artistica d'oggi, se di qualità e di senso autentici, possiede dignità estetica. E merita dunque di dialogare con la sensibilità del pubblico e con l'immaginario collettivo dei nostri tempi. Merita di chiamarsi arte contemporanea alla pari delle tendenze oggi dominanti. Invece il pensiero unico ha riempito e riempie in questi anni chilometri di biennali e istituzioni, musei e luoghi d'evento solo con video, installazioni, dipinti e segni ispirati tutti a un medesimo conformismo, frutto di un combinato di poetiche sostanzialmente evasive e/o effimere. Tranne poche segnalate presenze, la massa di tali opere costituisce una vuota modulazione ripetitiva, un nuovo manierismo accademico di decadenza valoriale, cui la cultura contemporanea partecipa scarsamente e che il grande pubblico assorbe passivamente. E l'immaginario collettivo, in assenza di proposte più sofisticate e pertinenti, viene occupato esclusivamente e massivamente dalle ricette della grande industria culturale dell'intrattenimento. «L'esprit du temps manque d'esprit»... Di questi giudizi polemici dobbiamo farci promotori in ogni sede, dobbiamo persuaderne gli operatori decisionali del nostro settore, investirne l'opinione pubblica. Slegare il concetto di contemporaneo dalla mera scelta formale, ricollegarlo al valore estetico dell'opera significherà contribuire a sbloccare l'universo delle istituzioni artistiche italiane, sia pubbliche che private, oggi ingolfate dall'orientamento prevalente. Significherà bruciare gli alibi e le cattive pratiche della grande maggioranza degli amministratori, assessori, direttori, curatori, divulgatori, operatori ecc. da anni passivamente spalmati sull'acquiescenza all'effimero della moda più recente.

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea

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Testimoniare il disagio di artisti e pubblico reagendo alle cattive pratiche dell'arte contemporanea Ogni forma e opera artistica d'oggi, se di qualità e di senso autentici, possiede dignità estetica. E merita dunque di dialogare con la sensibilità del pubblico e con l'immaginario collettivo dei nostri tempi. Merita di chiamarsi arte contemporanea alla pari delle tendenze oggi dominanti. Invece il pensiero unico ha riempito e riempie in questi anni chilometri di biennali e istituzioni, musei e luoghi d'evento solo con video, installazioni, dipinti e segni ispirati tutti a un medesimo conformismo, frutto di un combinato di poetiche sostanzialmente evasive e/o effimere. Tranne poche segnalate presenze, la massa di tali opere costituisce una vuota modulazione ripetitiva, un nuovo manierismo accademico di decadenza valoriale, cui la cultura contemporanea partecipa scarsamente e che il grande pubblico assorbe passivamente. E l'immaginario collettivo, in assenza di proposte più sofisticate e pertinenti, viene occupato esclusivamente e massivamente dalle ricette della grande industria culturale dell'intrattenimento. «L'esprit du temps manque d'esprit»... Di questi giudizi polemici dobbiamo farci promotori in ogni sede, dobbiamo persuaderne gli operatori decisionali del nostro settore, investirne l'opinione pubblica. Slegare il concetto di contemporaneo dalla mera scelta formale, ricollegarlo al valore estetico dell'opera significherà contribuire a sbloccare l'universo delle istituzioni artistiche italiane, sia pubbliche che private, oggi ingolfate dall'orientamento prevalente. Significherà bruciare gli alibi e le cattive pratiche della grande maggioranza degli amministratori, assessori, direttori, curatori, divulgatori, operatori ecc. da anni passivamente spalmati sull'acquiescenza all'effimero della moda più recente.

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