© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235

L’ISOLA DEI FUMOSI

Curiosità che si possono incrociare leggendo cataloghi o

navigando in rete

Lo sappiamo. L’ermetismo e la fumosità, il gergo autoreferenziale e lo scrivere oscuro sono da sempre - ma soprattutto oggi - il modo migliore per «cavarsela» quando devi scrivere di arte contemporanea (in particolare, se ti pagano per farlo). Anche questo è un segno de l’esprit du temps che stiamo vivendo. Capita spesso di imbattersi in esempi di testi poco significanti ma (in questo senso) significativi… Dunque ho pensato che potrebbe essere di qualche utilità e anche divertente collezionarne qui alcuni esempi, magari per assegnare un premio al Vincitore dell’Isola dei Fumosi. E per indovinare l’autore. Se vuoi, di questo tipo di testi puoi mandarmene anche tu: mi divertirò a pubblicarli. Comunque, ecco qui qualche citazione. Le più recenti le aggiungo in fondo…

LA SCULTURA E’ UNA DICHIARAZIONE DI

GUERRA

Il minimalismo oggettuale dell’opera produce una prensilità visiva e

un’agilità fruitiva che concettualizza la materia e la pone fuori da ogni

servizievole messaggio…

La scultura è una dichiarazione di guerra che l’artista pratica nei confronti delle preesistenze della vita, la dura realtà delle cose che assediano l’uomo e ne circondano il vissuto. Spazio contro spazio, occupazione di suolo pubblico e privato che risponde soltanto all’arbitrio creativo del suo artefice. (…) Lo scultore non celebra la definizione esemplare della materia ma piuttosto sposta il proprio fare verso l’astrazione del Tempo. L’opera si fa felicemente vera e propria scultura da camera, oggetto concentrato in una dimensione prensile per la mano e per la vista. Qui il vuoto non afferma alcuna visione pessimista ma piuttosto apre nuovi orizzonti verso la riflessione e l’interrogazione. L’opera si fa domanda e non forma assertiva e celebrativa di uno stato mentale. In tal modo la scultura rappresenta lo Zeitgeist della nostra post - modernità. Documenta un tempo costantemente presente della forma e sembra spingere la nostra contemplazione oltre l’edonismo del puro riconoscimento e spostarla verso l’armistizio di un giudizio aperto alla peripezia di uno sguardo indeciso a tutto. L’indecisione nella sua scultura non significa approdo agnostico alla conoscenza ma piuttosto fare di essa la condizione di una lunga durata per la mente. Il minimalismo oggettuale dell’opera produce una prensilità visiva e un’agilità fruitiva che concettualizza la materia e la pone fuori da ogni servizievole messaggio. (…) CHi l’ha scritto? A) Oscar Wilde B) Auguste Rodin C) Achille Bonito Oliva Non si vince nulla, ma s’impara a conoscere.
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FARE ARTE NELLA CONTEMPORANEITA’

GIREVOLE

L’arte opera volutamente sulla irresponsabilità, sulla soluzione che esclude la funzionalità ed introduce una possibilità, una prospettiva di piacere in cui il gesto non è legato ad una idea di paralisi o di movimento, bensì all’illusione simultanea di entrambe le possibilità. Fare arte significa per l’artista avere sul tavolo tutto in una contemporaneità girevole e sincronica che riesce a colare nel crogiuolo dell’opera immagini private ed immagini mitiche, segni personali, legati alla storia individuale, e segni pubblici, legati alla storia dell’arte e della cultura. Tale attraversamento significa anche non mitizzare il proprio io, ma invece inserirlo in una rotta di collisione con altre possibilità espressive, accettando così la possibilità di mettere la soggettività all’incrocio di tanti incastri (…). L’artista è colui che asseconda dunque le inclinazioni della materia, mediante un processo di intensificazione capace di dare trasparenza a ciò che ha spessore ed opacità. Tutto diventa estremamente esplicito, ogni forma asseconda la propria interna urgenza. Perché nell’arte non esiste l’informe: ogni flusso indistinto prende sempre una propria sembianza ben individuale. Semmai la forma acquista una sua capacità di opulenza, una potenzialità irradiante capace di coprire riferimenti molteplici (…) CHi l’ha scritto? A) Jean Paul Sartre B) Isaac Asimov C) Achille Bonito Oliva Non si vince nulla, ma s’impara a conoscere.
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© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea

L’ISOLA DEI

FUMOSI

Curiosità che si possono

incrociare leggendo cataloghi

o navigando in rete

Lo sappiamo. L’ermetismo e la fumosità, il gergo autoreferenziale e lo scrivere oscuro sono da sempre - ma soprattutto oggi - il modo migliore per «cavarsela» quando devi scrivere di arte contemporanea (in particolare, se ti pagano per farlo). Anche questo è un segno de l’esprit du temps che stiamo vivendo. Capita spesso di imbattersi in esempi di testi poco significanti ma (in questo senso) significativi… Dunque ho pensato che potrebbe essere di qualche utilità e anche divertente collezionarne qui alcuni esempi, magari per assegnare un premio al Vincitore dell’Isola dei Fumosi. E per indovinare l’autore. Se vuoi, di questo tipo di testi puoi mandarmene anche tu: mi divertirò a pubblicarli. Comunque, ecco qui qualche citazione. Le più recenti le aggiungo in fondo…

LA SCULTURA E’ UNA

DICHIARAZIONE DI

GUERRA

Il minimalismo oggettuale dell’opera

produce una prensilità visiva e un’agilità

fruitiva che concettualizza la materia e la

pone fuori da ogni servizievole messaggio…

«La scultura è una dichiarazione di guerra che l’artista pratica nei confronti delle preesistenze della vita, la dura realtà delle cose che assediano l’uomo e ne circondano il vissuto. Spazio contro spazio, occupazione di suolo pubblico e privato che risponde soltanto all’arbitrio creativo del suo artefice. (…) Lo scultore non celebra la definizione esemplare della materia ma piuttosto sposta il proprio fare verso l’astrazione del Tempo. L’opera si fa felicemente vera e propria scultura da camera, oggetto concentrato in una dimensione prensile per la mano e per la vista. Qui il vuoto non afferma alcuna visione pessimista ma piuttosto apre nuovi orizzonti verso la riflessione e l’interrogazione. L’opera si fa domanda e non forma assertiva e celebrativa di uno stato mentale. In tal modo la scultura rappresenta lo Zeitgeist della nostra post - modernità. Documenta un tempo costantemente presente della forma e sembra spingere la nostra contemplazione oltre l’edonismo del puro riconoscimento e spostarla verso l’armistizio di un giudizio aperto alla peripezia di uno sguardo indeciso a tutto. L’indecisione nella sua scultura non significa approdo agnostico alla conoscenza ma piuttosto fare di essa la condizione di una lunga durata per la mente. Il minimalismo oggettuale dell’opera produce una prensilità visiva e un’agilità fruitiva che concettualizza la materia e la pone fuori da ogni servizievole messaggio. (…)» CHi l’ha scritto? A) Oscar Wilde B) Auguste Rodin C) Achille Bonito Oliva Non si vince nulla, ma s’impara a conoscere.
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FARE ARTE NELLA

CONTEMPORANEITA’

GIREVOLE

L’arte opera volutamente sulla irresponsabilità, sulla soluzione che esclude la funzionalità ed introduce una possibilità, una prospettiva di piacere in cui il gesto non è legato ad una idea di paralisi o di movimento, bensì all’illusione simultanea di entrambe le possibilità. Fare arte significa per l’artista avere sul tavolo tutto in una contemporaneità girevole e sincronica che riesce a colare nel crogiuolo dell’opera immagini private ed immagini mitiche, segni personali, legati alla storia individuale, e segni pubblici, legati alla storia dell’arte e della cultura. Tale attraversamento significa anche non mitizzare il proprio io, ma invece inserirlo in una rotta di collisione con altre possibilità espressive, accettando così la possibilità di mettere la soggettività all’incrocio di tanti incastri (…). L’artista è colui che asseconda dunque le inclinazioni della materia, mediante un processo di intensificazione capace di dare trasparenza a ciò che ha spessore ed opacità. Tutto diventa estremamente esplicito, ogni forma asseconda la propria interna urgenza. Perché nell’arte non esiste l’informe: ogni flusso indistinto prende sempre una propria sembianza ben individuale. Semmai la forma acquista una sua capacità di opulenza, una potenzialità irradiante capace di coprire riferimenti molteplici (…) CHi l’ha scritto? A) Jean Paul Sartre B) Isaac Asimov C) Achille Bonito Oliva Non si vince nulla, ma s’impara a conoscere.
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