codice ISSN 2239-0235  
La mostra
                                                                                      ultimo aggiornamento:  18/04/2018
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Il sommario
SENTIMENTO E PASSIONE CIVILE NELLE IMMAGINI DI KATHE KOLLWITZ Una piccola ma preziosa raccolta di incisioni tutta da guardare e da meditare   di Renato Galbusera È da ricercare nella biografia la scintilla, l'impulso primo della visione poetica di Käthe Kollwitz, vera “donna di dolori” nella Germania di inizio secolo, che dall' impero Guglielmino, attraverso le barricate degli Spartachisti e la fragile Repubblica, approda alla barbarie e alla devastazione del Nazismo. In mezzo la Grande Guerra, l'inutile strage, un Moloch al quale Käthe, come milioni di madri europee, vede sacrificato il figlio Peter, ferita questa indelebile più e più volte rievocata nelle opere, a partire dal gruppo scultoreo de “I genitori addolorati”. Gli orrori della guerra accomunano la sua opera a quella di grandi figure della scena artistica sua contemporanea, ugualmente coinvolti anche dall'utilizzo del mezzo, l'opera incisa, storico veicolo di circolazione delle immagini e da sempre strumento di denuncia. Il primo è sicuramente Otto Dix, soldato nelle Fiandre e autore di un ciclo di incisioni improntate al più esplicito orrore, una vera “Danza della morte” che parla di fango e corpi devastati. Un secondo capitolo è quello rappresentato dal “Miserere” di Georges Rouault, Via Crucis che compara le miserie umane al Sacrificio Divino. E infine Frans Masereel, profetico e moralista nei cicli di xilografie che come in “Debout les morts” evocano la prossimità della vita con la fine. E di questo clima è permeata la prima ideale “stanza” della nostra mostra, nella quale campeggia la figura della “Pietà”, la madre addolorata che sorregge il figlio morto, tema più volte trattato da Käthe Kollwitz in opere plastiche e incisioni, anche nella variazione della madre che protegge, in un abbraccio, i figli.  Il tema della Pietà, matrice di innumerevoli figurazioni, evoca per Käthe Kollwitz quello che era stato detto per Daumier “Ha del Michelangelo sotto la pelle”. La seconda stanza è dedicata alla figura dell'Artista e al suo ruolo sociale, alle sue scelte di campo. Non ci possono essere dubbi: Käthe sceglie di stare dalla parte degli ultimi, siano essi i contadini o i tessitori della Storia tedesca, o chi come Karl Liebknecht, muore assassinato per affermare la giustizia sociale. È un potente messaggio che Käthe, partigiana della pace ante litteram, consegna agli artisti che dopo di lei saranno impegnati in queste battaglie, e fino ai nostri giorni, ancora pieni di guerre e povertà. E infine nella terza stanza, lei, il suo volto percorso dai segni del tempo, dalla giovanile incisione illuminata dalla luce di una lampada alle prove nell'imminenza della morte, vere e proprie “maschere” severe nell'annuncio della prossima fine. Al segno della sgorbia sulla tavola di legno si accompagna sempre più frequentemente la materia sfrangiata della pietra litografica, in un trasporto di partecipazione emotiva, che accosta alla perentorietà del bianco e nero xilografico, una visione dolente di malinconia. Profeticamente la sua vita termina a poche settimane dalla fine della guerra: ha fine un combattimento esistenziale, resta la potente eredità. Renato Galbusera ______________________________________________ LA VITA DI KATHE KOLLWITZ L’artista che incise il suo tempo di Silvia Biondo Käthe Kollwitz, inciditrice, scultrice e disegnatrice tedesca, nasce a Kònigsberg nel 1867. Terza di quattro figli, cresce in una famiglia protestante che aveva fondato una congregazione indipendente, nell'epoca del primo socialismo tedesco, viene quindi educata in un clima di idealismo sociale. L'interesse della Kollwitz, nata Schmidt, per la produzione artistica si manifesta in lei sin da piccola. La famiglia ne riconosce il talento, la incoraggia a intraprendere gli studi artistici e le permette di studiare con l'incisore Rudolf Mauer, a Kònigsberg. Agli inizi della sua carriera artistica, Kàthe desidera diventare una pittrice, ma sin da subito emerge il suo talento per il disegno. Nel 1883 studia dal pittore Emil Neide a Monaco. Nel 1884, Käthe viaggia con la madre e con la sorella minore Lise. A Berlino, il fratello Konrad, sostenitore di Engels, espone le sorelle al socialismo. A 17 anni, Käthe lascia Kònigsberg per trasferirsi a Berlino, dove studia presso la scuola femminile di belle arti, una delle accademie d'arte frequentate esclusivamente da donne, in quanto non era loro permesso frequentare quelle gestite dal governo. Qui esercita discipline artistiche di gusto borghese e tradizionale. Gli insegnamenti del professore, mentore e artista svizzero Karl Stauffer-Bern la incoraggiano a tralasciare la pittura e a coltivare il suo talento per il disegno. Nel 1890 abbandona definitivamente la pittura, ispirata anche dai lavori di Max Klinger, considerato il padre della moderna stampa tedesca, unico per sintesi ed efficacia. In questi anni realizza schizzi di contadini, operai e marinai, ispirata dalla sua infanzia trascorsa a Kònigsberg. Secondo Klinger, la pittura, tramite il suo legame con il colore, rappresenta un mondo naturale e dell'apparenza, la grafica è invece il mezzo di rappresentazione del mondo della fantasia, delle idee, scollegate da cose materiali e allo stesso tempo strumento critico della realtà. La grafica appartiene alla tradizione artistica tedesca, ne sono esempio soprattutto le stampe di Durer. Inoltre i fogli sono riproducibili, ciò permette di raggiungere un vasto pubblico a basso costo. Questo si sposa alla perfezione con lo scopo della Kollwitz, vera e appassionata artista tedesca che incarna la sua epoca e sente il dovere di testimoniarne il panorama politico, letterario e sociale. Nel 1886 Käthe fa ritorno a Kònigsberg, dove si fidanza con Karl Kollwitz, amico d'infanzia del fratello Konrad, studente di medicina berlinese e membro dei Social Democratici. Successivamente a Monaco per studiare pittura; dipinge principalmente con gusto borghese, come pittura di genere e ritratti di famiglia. Nel 1890 torna nuovamente a Kònigsberg, dove realizza le sue litografie, con soggetti tratti dalla vita quotidiana dei lavoratori. Nel 1891 Käthe e Karl Kollwitz si sposano e si trasferiscono a Berlino, nel quartiere operaio di Prenzlauer, dove il dottore stabilisce il proprio studio. Karl infatti opera tra poveri e proletari, spinto dalla volontà di aiutare le classi sociali meno abbienti, di cui riconosce la dignità e che tratta con rispetto. A Berlino, la Kollwitz comincia a lavorare nella clinica del marito ed entra in contatto con la povertà e la miseria che affligge il proletariato industriale. Rimane colpita inizialmente dalla bellezza della verità che riconosce in questi soggetti umani, sviluppa solo in seguito l'empatia nei loro confronti e il desiderio di dar voce alla loro sofferenza. Risultato di questo periodo artistico sono immagini di immediata chiarezza, figurazioni potenti che sostengo la protesta contro le ingiustizie sociali. Il suo stile accessibile e i temi umanitari trattati le hanno assicurato infatti un vasto pubblico sia in vita che dopo. Nel 1892 nasce Hans, il primo figlio della Kollwitz. L’anno successivo, dopo aver assistito alla messa in scena de I tessitori di Gerhart Hauptmann, l'artista abbandona il progetto di realizzare un ciclo ispirato al romanzo Germinale di Emile Zola e decide di realizzare un ciclo ispirato alla Rivolta dei tessitori. Sperimenta sia la tecnica dell'acquaforte e che quella della litografia. In seguito al successo di questo primo ciclo, la Kollwitz viene chiamata ad insegnare all'Accademia d'arte femminile di cui lei stessa era stata allieva. Nel 1896 nasce il secondo figlio, Peter. Nel 1899 il primo riconoscimento ufficiale del suo lavoro: una medaglia all'esposizione di Dresda. Diventa membro della Secessione berlinese, movimento di artisti che prendono le distanze dallo stile ufficiale delle accademie d'arte, che corrisponde al gusto borghese. Il periodo che va dal 1900 al 1903 è molto prolifico per l'artista: esegue numerosi autoritratti, nudi, stampe di impegno politico e sociale, come La Carmagnola. Nel 1901 l'Unione per l'Arte Storica le commissiona il ciclo Guerra dei contadini. Nel 1904 soggiorna a Parigi, dove studia scultura all'Académie Julian e incontra Rodin e il pittore e incisore Alexandre Steinlen, di cui apprezza soprattutto i disegni sugli emarginati parigini. Nel 1907 riceve il premio Villa Romana, creato da Max Klinger, per studiare diversi mesi a Firenze. Dal 1908 disegna per la rivista satirica Simplicissimus.  Negli anni successivi approfondisce il proprio interesse verso la realtà quotidiana, esplora in particolare la situazione della donna contemporanea nel contesto urbano e il rapporto madre e figlio, in cui spesso purtroppo si insinua la morte. Comincia anche a scolpire. Nel 1914 il secondogenito Peter muore nella prima guerra mondiale. Kollwitz proietta il dolore causato da questa perdita in molti suoi lavori: sono commoventi i suoi ritratti di madre con figlio, dai quali traspare la malinconia. Comincia quindi ad utilizzare la tecnica della xilografia: i tagli decisi e violenti che si ottengono da questa tecnica sottolineano il dramma delle figurazioni. La utilizza in particolare per ritrarre il leader degli spartachisti e del Partito comunista tedesco, Karl Liebknecht sul letto di morte in un ciclo a sua memoria commissionato dalla famiglia. I bambini affollano le sue opere di questi anni, è commossa dalla loro tragica situazione durante la guerra. Nei suoi numerosi diari e nelle lettere, la Kollwitz riporta le proprie riflessioni sul dolore e sulla crudeltà della guerra. Nel 1919 diventa membro e professore dell'Accademia delle arti di Prussia. A partire dal 1920 realizza numerosi manifesti litografici per diverse cause sociali, come lo sfruttamento, la guerra, la fame, la solidarietà con la Russia. Käthe Kollwitz traduce il bisogno d'aiuto della popolazione in immagini crude, prive di qualsiasi retorica. Nel 1922-23 realizza il terzo ciclo, Guerra, composto da sette xilografie. La sua volontà è di diffondere le opere come monito. Nel 1924-25 realizza un altro ciclo xilografico, Proletariato, in tre fogli. Le composizioni si fanno sempre più drammatiche, il nero è preponderante. Nel 1927 si reca a Mosca insieme al marito Karl in occasione del decimo anniversario della Rivoluzione, e rimane piacevolmente colpita dal governo dell'URSS. Il suo lavoro viene riconosciuto, sui giornali si scrive di lei, vengono organizzate mostre in tutta Europa. Nel 1928 diventa direttrice del dipartimento di arti grafiche all’Accademia delle arti di Prussia e comincia a lavorare quasi esclusivamente sulle sue sculture. Nel 1933 il partito Nazional Socialista prende il potere. Käthe Kollwitz firma un appello per unificare i partiti di sinistra contro il nazismo, per questo viene costretta a rassegnare le sue dimissioni dall'Accademia, perdendo sia lo studio che la cattedra. Al marito Karl viene proibito di svolgere la professione di medico. Nel 1934 comincia il suo ultimo ciclo, Morte, composto da otto grandi litografie. In queste immagini la morte è una presenza costante e oscura che porta via con sé anche bambini innocenti, ma si rivela anche una figura consolatrice se mette fine alle sofferenze. Nel 1936 le opere di Käthe Kollwitz vengono ritirate dalla mostra “Scultori berlinesi, da Shlüter al presente”. Dopo aver rilasciato un’intervista al giornale sovietico Izvestia, viene interrogata dalla GESTAPO e minacciata di essere trasferita in un campo di concentramento. Le viene proibito, non ufficialmente, di esibire i propri lavori: alcune mostre delle sue opere vengono annullate. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Karl Kollwitz si ammala e muore poco dopo; il nipote Peter perde la vita al fronte. A causa dei bombardamenti sulla città di Berlino, Käthe Kollwitz viene costretta a fuggire prima a Nordhausen, dove un bombardamento distrugge casa e molte delle sue opere, in seguito nei pressi di Dresda, sotto la protezione del principe Ernst Henrich di Sassonia. Muore il 22 aprile del 1945, pochi giorni prima della fine della seconda guerra mondiale, a Moritzburg. Silvia Biondo [Qui online dal 16/12/2017]
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"I prigionieri", acquaforte e puntasecca, 1902
Käthe Kollwitz Sentimento e passione civile a cura di Renato Galbusera, Silvia Biondo e Camillo Dedori Opere provenienti dal Käthe Kollwitz Museum di Berlino Salone BPL di Lodi / Associazione Monsignor Quartieri dal 12 novembre al 10 dicembre 2017 -------------------------------------- Casa della Memoria di Milano / ANPI, LeBelleArti e Cantierememoria dal 13 dicembre 2017 al 28 gennaio 2018
"Affilando la falce". acquaforte e puntasecca, 1902 "Fine", acquaforte, acquatinta e paglietta di ferro, 1893
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