codice ISSN 2239-0235  
Un intervento
                                                                                      ultimo aggiornamento:  18/04/2018
A PROPOSITO DEL  MANIFESTO “in tempo” La parola manifesto deriva da manus (mano) + fest toccare. In pratica mostrando le mani ci si rende evidenti, per l’appunto: manifesti. La parola arte è composta da ar (andare, mettersi in moto, andare verso) e questo suffisso appartiene anche alla parola arma, braccio, strumento. I due termini, manifesto e arte, hanno dunque in comune dei riferimenti precisi: il braccio/mano, un’azione, una direzione: muoversi verso gli altri. Non c’è dunque da sorprendersi se gli artisti, nei secoli, hanno deciso di accompagnare il loro lavoro creativo con la periodica sottoscrizione di manifesti, pensiamo per esempio, al manifesto del Futurismo. Il manifesto era ciò che completava il loro “andare verso”, il loro esprimersi attraverso il fare con le mani, perchè  alla “cosa”, all’immagine da loro prodotta, c’era il racconto: la parola dava una spiegazione alla direzione del loro movimento, al verso del  loro fare. Quello dell’arte è un fare che esterna ciò che c’è dentro ogni singolo artista, dentro ogni uomo. E’ un agire non per copiare le cose, il mondo, per trasformarlo o per usarlo, ma per portare alla luce, alla visione, un mondo invisibile, le “cose interiori”.  Questo rendere manifesto un qualcosa che non lo è attraverso il fare e completarlo con la parola ha a che fare con un bisogno non solo individuale, ma collettivo. L’arte trova una forma di espressione completa quando esprime un pensiero comune che altro non è che un sentimento comune. Il “comune sentire” è direttamente correlato al proprio tempo. Il manifesto nasce come bisogno di esternare e spiegare un “sentire” ed è pertanto frutto di una maturazione, di una riflessione comune. Motivo per cui ogni manifesto è caratterizzato dai bisogni, dai cambiamenti percepiti in un dato momento storico o anche solo dall’interpretazione dei bisogni. Mentre il manifesto, però, è datato, l’oggetto artistico prodotti dagli artisti che aderiscono a un manifesto, è tanto più artisticamente interessante quanto più tende all’infinito. In pratica il capolavoro artistico è qualcosa che, pur essendo il risultato di un periodo storico preciso, si avvicina alla scoperta: una scoperta di cui può godere tutta l’umanità. E non dimentichiamo che ogni scoperta è il risultato di un’intuizione, di un sentire. Nel 2018 il mondo dell’arte è a una svolta. Lo si percepisce da tante cose.  L’arte, dopo ha esplorato la liberazione dalla forma, dalla copia, dall’unicità, dal conformismo, dalla tela e l’arte finisce in strada quanto sul corpo di una persona. Gli artisti si sono liberati dalle committenze e spesso anche dei galleristi. Il mercato è cambiato e segnato da una riduzione delle vendite, da un maggiore afflusso di turisti nei musei e meno nelle gallerie d’arte contemporanea. Il mercato è dominato da artisti “storicizzati nelle aste” , dalle mode. Una moltitudine di artisti contemporanei si sentono esclusi da un sistema in cui tentano di essere liberi imprenditori di se stessi, mentre la fotografia sta vivendo un momento d’oro valicando i confini della semplice documentazione della realtà. [Qui online dal 02/02/2018)
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Il sommario
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Giornalista, psicologa e critica d’arte, presidente dello Spazio Tadini, è nata e vive a Milano. Il catalogo della mostra allo Spazio Tadini di Milano, in occasione della presentazione del Manifesto
Melina Scalise
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche  e proposte sull’arte contemporanea
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