codice ISSN 2239-0235  
L’intervento
                                                                                      ultimo aggiornamento:  18/04/2018
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Il sommario
ARTISTA SARÀ LEI ! La provocazione di uno tra i primi pittori pop italiani Leggere qui che Seveso ha qualche percezione positiva su “qualcosa che sembra finalmente voler mutare…” e che “ci sarebbero indizi di cambiamento nella situazione culturale italiana circa lo spazio per l’arte che ci interessa”, mi riempie di qualche perplessità. Per quanto mi riguarda penso che se anche ciò avvenisse - visto che ho atteso fino al 2016 per essere storicizzato tra i primi artisti pop alla mostra parmense “Italia Pop”(1) - sarebbero comunque altri, favoriti dalla sorte, a trarne sollievo. In ogni caso, la percezione del critico milanese resta una lodevole provocazione per accumulare risposte per il suo variegato blog. Nel frattempo, per liberare il campo dai dubbi, sarei tentato di indicare definitivamente cos’è l’arte, ma non lo farò perché già in tanti hanno dato una definizione nei manuali di storia dell’arte, alimentando prolifiche discussioni, non soltanto in ambito accademico ma anche tra quegli occasionali fruitori d’arte che nei fine settimana affollano le mostre allestite nei musei ed in altri siti. Tra l’altro è impossibile immobilizzare la natura dell’arte in una spiegazione teorica qual è proposta da alcune filosofie estetiche, del tipo l’arte è Bellezza, oppure Comunicazione o Forma e così via. Ancora più comunemente si pensa all’arte nel suo significato più generico, quello del ritratto, della figura umana o del paesaggio che diventerebbe arte se è dipinto tale e quale. D’altro canto, ho spesso sentito affermare, persino da alcuni esperti, che quel tale artista è bravissimo o che quell’altro è modesto se non pessimo: penso invece che sia errato sostenere ciò, in quanto nessun artista è scarso, ma si può invece dire che un pittore ha dipinto un brutto quadro o uno scultore ha realizzato un brutta statua, questo in riferimento alle arti figurative. C’è poi chi intende l’arte come abilità o virtuosismo specifico di chi rivela una competenza acquisita o perfezionata tramite l’esercizio e la pratica (l’arte del falegname o quella dei grandi chef).  Non si può quindi negare che il termine artista oggi sia persino inflazionato, grazie all’ignoranza di quelli che considerano artisti chi opera nelle più svariate professioni. Resta poi da ribadire che le Accademie di Belle Arti, i Conservatori di Musica o le Facoltà di Lettere non sfornano necessariamente artisti in queste discipline, mentre è ancora più risibile chi definisce grandi artisti i cantanti, le ballerine, i sarti (oggi denominati stilisti di moda), i conduttori di programmi televisivi, i calciatori, arrivando a ritenere taluni di questi ultimi “ Patrimonio dell’umanità”, per i loro virtuosismi. Così come gli attori, i cantanti, i pianisti o altri musicisti, baciati dalla fortuna di possedere alcune doti, sarebbe più giusto chiamarli grandi interpreti, anziché artisti. Tralascio ulteriori approfondimenti sulla parola “artista”, per non eccedere in severità e non ingenerare confusione con chi crede di esserlo; affermo invece, col beneficio del dubbio, che esistono buoni o ottimi pittori. Mentre tra i grandi artisti che incisero nei secoli nei quali vissero e produssero il nuovo, o lo intuirono, più dei cosiddetti Padri del Rinascimento, considero Giotto, Caravaggio e Picasso i veri geni innovatori, rivoluzionari dell’arte. Né bisogna dimenticare, ieri come oggi, quegli artisti, non certo geni come i già citati, ma dotati di una creatività anticipatrice sui tempi, come Masaccio, che influenzò le generazioni future, o come i nostri manieristi toscani che hanno aperto le porte all’arte moderna. Tra gli stranieri, ne cito uno a caso, il francese Fragonard (1732-1806), operò brillanti soluzioni cromatiche nei bozzetti e nei ritratti, anticipando la pittura degli impressionisti.  Allo stato attuale dei fatti, oggi nel mercato dell’Arte proliferano prodotti scadenti e ripetitivi, come le tele estroflesse, oppure quelle con scritte di frasi segniche del niente, ma dalle quali si riconosce il marchio di fabbrica dell’autore. Oltre alla proliferazione d’installazioni e performances, spacciate per nuova arte contemporanea, si assiste al moltiplicarsi di quadri dalle superfici estroflesse, realizzati con sporgenze che sbottano dalla tela, diventando una sorta di "quadro scultura". L'effetto tridimensionale, già visto nel recente passato, è reso possibile dalla produzione di supporti retrostanti la tela che fissa le strutture. Più di un amatore è caduto nella trappola di un mercato spietato, che non riconosce più il valore di un’opera, mentre gli artefici di tali presunte mirabilie, che io definisco estroflessoti, gente improvvisata senza aver fatto gavetta, disdegnando la manualità, non si sporcheranno mai le mani di colore, ma affideranno a ignoti manovali il compito di replicare un prototipo o più di uno di questi con qualche variante. D’altra parte questi avventurieri si ricollegano ai loro Padri, vale a dire quelli che hanno tagliato o bucato tele, se non esposto orinatoi e scatole di m…, essendo comunque considerati grandi artisti. Ci penseranno poi famosi critici, galleristi e mercanti a far salire le quotazioni di quelle opere fasulle, ricomprandole alle aste a prezzi altissimi… Alla luce di tutto questo, quando mi chiedono in quale campo lavori, non dico mai quello che faccio, ciò per evitare che mi confondano con un imbianchino. Né tantomeno mi definisco un artista, per evitare che mi confondano con “uno del Varietà”.  Quando invece la stessa domanda me la rivolgono le persone che incontro nei bar multietnici, in occasione di una partita di calcio in diretta, se affermo che lavoro nella scuola (con la risposta immediata che sarei impiegato in una segreteria) nella maggior parte dei casi è condivisa da tutti la ulteriore specifica:  ”Fai il bidello?” alla quale ho deciso di  rispondere sempre di sì! (2) (1) Per fortuna la partecipazione alla grande mostra “Italia pop” del 2016, mi ha reso giustizia ed il riconoscimento di essere stato tra i primi in Italia ad utilizzare il linguaggio della pop art. (2) In un inserto del Corriere della Sera (Corriere Innovazione, 27.11.2014) compare spesso la parola “artista”, per indicare i creativi del design, della moda e quant'altro, e si riporta anche una frase di Luigi Serafini che mi trova pienamente d'accordo: "La parola ‘artista’ è ormai avariata come uno yogurt scaduto". [Qui online dal 30/01/2018]
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Antonio Fomez
Pittore, insegnante e pubblicista, è nato a Portici nel 1937. Si è diplomato  presso l’Accademia di Napoli nel 1961. Dal 1963 vive e opera a Milano.
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