codice ISSN 2239-0235  
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                                                                                      ultimo aggiornamento:  18/04/2018
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Il sommario
Da un amico giramondo ricevo e pubblico... A CHE SERVE L’IMMAGINE ? La ricerca di senso nelle poetiche del contemporaneo  “Tutte le arti contribuiscono  all'arte più grande  di tutte: quella di vivere”  (Bertolt Brecht) Parleremo del ruolo dell'immaginario artistico (scultura, fotografia, architettura ecc.) ma soprattutto della pittura nella società di oggi e del suo senso. E scusa se è poco mon ami... Ne parleremo soprattutto con le domande che mi pongo e che ti giro. Ma non voglio risposte. Ciò che si impone, en effet, aprendo questioni come questa, è solo il tono interrogativo. Non se ne può davvero decentemente usare un altro, poichè nessuno può davvero dirsi con ragione sicuro di niente nè può dire di avere la verità in tasca. Ed ecco la prima. É possibile che l’arte (e la creatività in genere) si fermi “soltanto” alle suggestioni dell’emozione, o alle sole suggestioni formali? Che i suoi effetti su di noi e sulla nostra quotidiana cultura si esauriscano nel piacevole, nell’interessante, nel seduttivo, nel consolatorio sensuoso o intellettuale, nella blandizie carnale o concettuale? Non è una questione solo teorica o accademica, nè solo sociologica o giornalistica. Da qui - da come siamo oggi - dipende davvero il ruolo che l’arte avrà nella società di domani. E se dunque davvero (ricordate “L’uomo a una sola dimensione” di Marcuse?) siamo destinati a una società incapace di finezze spirituali, di complessità umanistiche, di sfumature, profondità e spessori di articolazioni ideali, nella quale saremo solo homo oeconomicus in un futuro di mercati e di consumi, di intelligenze artificiali tarate solo sul protocollo della conservazione del sistema esistente, pur nel cambiamento costante degli oggetti e delle merci... che c’entra l’arte? C’entra eccome, poichè essa, come è noto, non è solo uno strumento di appropriazione e conoscenza lirica del reale, ma è anche sintomo e insieme rappresentazione dell’essere e del malessere degli uomini nella storia... Vado troppo in là? Può darsi. Ma una domanda del genere nasce ovviamente da qui, dal momento storico in cui viviamo e in cui vive l’arte contemporanea (e l’architettura, la fotografia, la letteratura...) Voi a Milano avete avuto Corrente, il movimento artistico e culturale (1938-1943) di critici e pittori che rifiutavano il formalismo e la retorica del ‘Novecento’, con una precisa presa di posizione politica e morale, volgendosi, nella ricerca di nuovi linguaggi, a modi prima espressionistici, poi realistici, e poi ancora, nella sequenzialità di quegli esempi, avete avuto l’insegnamento e la lezione critica di Mario De Micheli, avete avuto il realismo esistenziale.... (Treccani, Birolli, Guttuso, Cassinari, Sassu, Migneco, Morlotti, Vedova, Paganin, Badodi eccetera, e poi i Vaglieri, Guerreschi, Ferroni, Banchieri, Romagnoni, Bodini, Martinelli, Cazzaniga, Cappelli eccetera). Noi in Francia abbiamo avuto Picasso e Leger, Soutine, quelli della Ruche, e poi Fougeron, Permeke, Pignon,  Bazaine,  Gruber, Lapicque, Tal Coat  eccetera. Ma sia da voi che da noi, e dappertutto in fondo, queste cose, questa storia fervida e ricca e ribollente d’umanità interpretata, non è apparentemente riuscita a contrastare nulla di ciò che poi è avvenuto. Il contemporaneo si è affermato come lo conosciamo oggi, in tutta la sua inconsistenza di effimero fenomeno estetico/economico/speculativo: in tutto il suo non-senso di arte per burla, di arte per caveau delle banche d’affari e per i divani dei salotti mondani. Qualità morali, virtù di mestiere, continuità problematiche nella ridiscussione e nell’assimilazione del passato dell’arte, tensioni progettuali e interpretative... ogni cosa è andata in buona sostanza a farsi fottere, come corollario e presupposto di  una “civiltà” mondiale che ha rimosso storia e valori in favore di un eterno, perdurante presente autoreferenziale. Invece dell’economia il profitto, invece dell’etica il cinismo, al posto dell’arte l’entertainment... Come è lontano, lunare, il vostro Manifesto di Corrente: “In arte la realtà non è il reale come visibilità, ma la cosciente emozione del reale indagato nel suo essere organismo. E’ mediante questo processo che l’opera d’arte acquista la propria necessaria autonomia. L’arte per noi deve servire all’uomo, servire proprio  come ad un meccanico serve una morsa o un tornio,  servire alla nostra pace e alla nostra lotta, al nostro pensiero, alla vita.” Ecco quindi che continua il tono interrogativo. Esiste ancora oggi spazio nel contemporaneo, come fu con gli artisti di Corrente o quelli della Ruche, per il manifestarsi di una Kunstwollen, vale a dire una volontà o intenzionalità artistica capace di sorreggere e dare senso al lavoro dell’arte? capace di contrastare o smentire il terribile zeitgeist (spirito del tempo) che oggi trasuda da ogni padiglione di biennale o fiera d’arte, da ogni asettico cubo bianco di galleria o di museo, da ogni patinatissima e inutilissima rivista d’arte contemporanea? E’ possibile, senza velleitarismo, dare un senso al lavoro e alla ricerca in pittura e scultura? E’ “morale” per un artista accontentarsi di essere solo il proprio talento? Di operare seguendo solo le inclinazioni del mercato, cercando solo il successo economico, lavorando esclusivamente sull’effimero, il piacevole, il bizzarro, il clamoroso, il distraente ? Dunque, ha senso “dare un senso” al lavoro e alla ricerca in pittura? E in fotografia? Anche qui, vale la pena di limitare l’arte del fotografare solo alle immagini per le immagini? Solo all’estetica di uno scatto ben riuscito e costruito, solo a qualcosa che si limita esclusivamente al visivo e al suo immaginario, senza relazioni di giudizio con il mondo, senza radici nelle ragioni del tempo? Oppure è più eticamente responsabile un racconto fotografico che sceglie e interviene, che giudica narrando, che interpreta? Esiste e ha senso “dare un senso” al lavoro e alla ricerca in architettura? Anche qui quante domande sul rapporto tra architettura e urbanistica, tra progettazione e funzione, tra costruito e abitato, tra l’eclettismo  degli “archistar”  dei Zaha Hadid o Daniel Libeskind e l’etica del milanese QT8 di un Piero Bottoni o le dimensioni progettuali di un LeCorbusier… “L’artista supera il filtro dell’interesse pratico e utilitario, osserva la realtà oltre la barriera edificata dall’intelletto e oltre la tecnica. Così  intuisce la vera natura delle cose, e definisce la funzione della propria arte”, ha scritto Henri Bergson. Medita amico mio, medita... Tradotto dal francese da G.S. [Qui online dal 16/12/2017]
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Critico d’arte, poeta e collezionista francese di incerta origine ed età, vive in modo volontariamente defilato tra Parigi e la Costa Azzurra, viaggiando spesso anche in Italia. Si occupa solo delle vicende artistiche di cui periodicamente s’innamora.
Louis De Combremont
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche  e proposte sull’arte contemporanea
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