© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235

L’ARTE (VISUALE)

CONTEMPORANEA,

RETROGUARDIA DELLE

ARTI DI OGGI

A proposito dell'Arte contemporanea, ribadisco la tesi trattata in più di una conferenza alla Casa della Cultura di Milano, con Adriana Polveroni e Elio Franzini. L'arte visiva sembra in una posizione anomala rispetto alle altre arti. Negli anni sessanta tutte le arti hanno sperimentato, allontanandosi dall'alveo estetico delle tradizioni, per orientarsi prevalentemente verso un senso ordinato da principi storico critici, in quella forma di intellettualismo che conosciamo. La cosi detta "arte contemporanea" che nasce sull'onda del lavoro di Duchamp, alla fine degli anni cinquanta (Nouveau realism, Pop Art, ecc.), è affiancata alle sperimentazioni letterarie in Francia con Le Nouveau roman, L'école du regard, L'Oulipo, Tel Quel, in Italia con il Gruppo 43. Tra le altre arti che hanno seguito lo stesso genere di ricerca ricordiamo, per il teatro, Harold Pinter, per la musica contemporanea Stockhausen, Berio, Nono. Per il cinema Alain Resnais con L'anno scorso a Marien Baden, così come la danza sperimentalista ha avuto in quegli anni larga visibilità. Tutt'oggi vi sono ancora alcuni autori che nelle varie arti continuano a proseguire quella strada, in una sperimentazione dei linguaggi peraltro ormai esaurita da tempo. Tuttavia relegati in un ambito minoritario, che ha perso rilevanza e visibilità. Infatti oggi sono riconosciuti ufficialmente come arti linguaggi espressivi legati a modelli di tipo antropologico più vicini all'istinto estetico del pubblico. Lo vediamo ad esempio nel cinema, nelle assegnazioni dei premi internazionali di rilievo come l'Oscar, la Biennale cinema, eccetera. Per quanto riguarda la letteratura il premio Nobel oggi riconosce lo statuto di arte a opere e autori orientati al grande pubblico piuttosto che alle élite intellettuali. Ricordiamo i Nobel dati alla Szymborska, Tranströmer, Dario Fo. Così come il teatro attuale prevale un teatro che si rifà a modelli più vicini alla tradizione moderna che allo sperimentalismo della seconda metà del novecento. La pantomima Slava's Snowshow, del russo Slava Polunin, con migliaia di repliche in tutto il mondo mette in evidenza come il teatro di ricerca oggi sia tornato ad accontentare il desiderio di uno spettacolo esteticamente pieno, che in questo caso coinvolge anche i piccoli. Questo accade anche per la musica dove i brani atonali sono per lo più ghettizzati, mentre viene riconosciuta come musica colta quella che nel Novecento era considerata musica di secondo ordine perché destinata alle colonne sonore dei film (Rota, Morricone, ecc. ). Così come la musica che un tempo veniva chiamata leggera o jazz, oggi è considerata socialmente musica tout court, dove ad esempio Piazzolla è ormai regolarmente eseguito nelle più prestigiose sale da concerto. Mentre la musica atonale ha sempre più scarsa rilevanza e visibilità. L'arte visiva contemporanea, legata ancora a quel modello intellettualizzato, ormai abbandonato dalle altre arti, è dunque l'unica arte che viene ancora riconosciuta socialmente come arte più rilevante, celebrata nelle maggiori kermesse come la Biennale di Venezia, Kassel, la Fiera di Basilea, per citarne alcune soltanto. Questo primato dell'arte contemporanea oggi è a discapito di quel genere di arte che, al contrario di quanto succede nelle altre arti, esprimendosi con un senso espressivo esteticamente pieno, viene socialmente retrocessa, non degna di entrare nel mercato internazionale, da cui l'arte contemporanea è protetta. Questa vistosa discrepanza sul concetto di arte, o meglio su ciò che la società contemporanea riconosce come arte, è dovuta solo esclusivamente al fatto che, a differenza di tutte le altre arti in cui viene messa in vendita la copia (il libro, il cd, il costo del biglietto dello spettacolo), destinata dunque a un vasto pubblico per l'esiguità del prezzo, l'arte contemporanea, al contrario, mette in vendita il pezzo unico, in un mercato destinato a un'élite di ricchi collezionisti, influenzati dall'enfasi sociale prodotta da un sistema dell'arte che difende strenuamente interessi ormai diventati macroscopici per l'enorme spesa sostenuta da musei e acquirenti privati, per opere il cui prezzo iperbolico è imposto da un'inspiegabile enfatizzazione. E' evidente che qui non si tratta però solo di mercato, di posizioni eroicamente di avanguardia contro l'edonismo superficiale. Una nuova saggezza ci fa comprendere che se lo sperimentalismo del Novecento è stato importante, per una presa di coscienza, oggi l'arte cerca di ritrovare il suo statuo ontologico di ricerca non solo in termini politici, ma come strumento di realizzazione del senso dell'esistenza. L'arte così intesa, più che orientarsi nella ricerca del "nuovo per il nuovo" cerca ciò che è autentico, che è dunque essenziale, dove l'originalità non ha più necessariamente bisogno della sperimentazione dei linguaggi. Tutto ciò ci fa tirare un’evidente conclusione. La così detta "arte contemporanea", non accettando il fallimento dello sperimentalismo degli anni sessanta-settanta, (ormai evidente non solo per la sua recessione nelle altre arti, ma per l'assoluta mancanza di pubblico dei musei di arte contemporanea) continua a rimanere legata a un modello di arte che ha ormai fatto il suo tempo, e non ha futuro. Insomma, potremmo dire che è rimasta indietro.
Nato a Milano nel 1956, dove vive e lavora, è poeta, saggista e pittore.

Nicola Vitale

L’ARTE (VISUALE)

CONTEMPORANEA,

RETROGUARDIA

DELLE ARTI

DI OGGI

A proposito dell'Arte contemporanea, ribadisco la tesi trattata in più di una conferenza alla Casa della Cultura di Milano, con Adriana Polveroni e Elio Franzini. L'arte visiva sembra in una posizione anomala rispetto alle altre arti. Negli anni sessanta tutte le arti hanno sperimentato, allontanandosi dall'alveo estetico delle tradizioni, per orientarsi prevalentemente verso un senso ordinato da principi storico critici, in quella forma di intellettualismo che conosciamo. La cosi detta "arte contemporanea" che nasce sull'onda del lavoro di Duchamp, alla fine degli anni cinquanta (Nouveau realism, Pop Art, ecc.), è affiancata alle sperimentazioni letterarie in Francia con Le Nouveau roman, L'école du regard, L'Oulipo, Tel Quel, in Italia con il Gruppo 43. Tra le altre arti che hanno seguito lo stesso genere di ricerca ricordiamo, per il teatro, Harold Pinter, per la musica contemporanea Stockhausen, Berio, Nono. Per il cinema Alain Resnais con L'anno scorso a Marien Baden, così come la danza sperimentalista ha avuto in quegli anni larga visibilità. Tutt'oggi vi sono ancora alcuni autori che nelle varie arti continuano a proseguire quella strada, in una sperimentazione dei linguaggi peraltro ormai esaurita da tempo. Tuttavia relegati in un ambito minoritario, che ha perso rilevanza e visibilità. Infatti oggi sono riconosciuti ufficialmente come arti linguaggi espressivi legati a modelli di tipo antropologico più vicini all'istinto estetico del pubblico. Lo vediamo ad esempio nel cinema, nelle assegnazioni dei premi internazionali di rilievo come l'Oscar, la Biennale cinema, eccetera. Per quanto riguarda la letteratura il premio Nobel oggi riconosce lo statuto di arte a opere e autori orientati al grande pubblico piuttosto che alle élite intellettuali. Ricordiamo i Nobel dati alla Szymborska, Tranströmer, Dario Fo. Così come il teatro attuale prevale un teatro che si rifà a modelli più vicini alla tradizione moderna che allo sperimentalismo della seconda metà del novecento. La pantomima Slava's Snowshow, del russo Slava Polunin, con migliaia di repliche in tutto il mondo mette in evidenza come il teatro di ricerca oggi sia tornato ad accontentare il desiderio di uno spettacolo esteticamente pieno, che in questo caso coinvolge anche i piccoli. Questo accade anche per la musica dove i brani atonali sono per lo più ghettizzati, mentre viene riconosciuta come musica colta quella che nel Novecento era considerata musica di secondo ordine perché destinata alle colonne sonore dei film (Rota, Morricone, ecc. ). Così come la musica che un tempo veniva chiamata leggera o jazz, oggi è considerata socialmente musica tout court, dove ad esempio Piazzolla è ormai regolarmente eseguito nelle più prestigiose sale da concerto. Mentre la musica atonale ha sempre più scarsa rilevanza e visibilità. L'arte visiva contemporanea, legata ancora a quel modello intellettualizzato, ormai abbandonato dalle altre arti, è dunque l'unica arte che viene ancora riconosciuta socialmente come arte più rilevante, celebrata nelle maggiori kermesse come la Biennale di Venezia, Kassel, la Fiera di Basilea, per citarne alcune soltanto. Questo primato dell'arte contemporanea oggi è a discapito di quel genere di arte che, al contrario di quanto succede nelle altre arti, esprimendosi con un senso espressivo esteticamente pieno, viene socialmente retrocessa, non degna di entrare nel mercato internazionale, da cui l'arte contemporanea è protetta. Questa vistosa discrepanza sul concetto di arte, o meglio su ciò che la società contemporanea riconosce come arte, è dovuta solo esclusivamente al fatto che, a differenza di tutte le altre arti in cui viene messa in vendita la copia (il libro, il cd, il costo del biglietto dello spettacolo), destinata dunque a un vasto pubblico per l'esiguità del prezzo, l'arte contemporanea, al contrario, mette in vendita il pezzo unico, in un mercato destinato a un'élite di ricchi collezionisti, influenzati dall'enfasi sociale prodotta da un sistema dell'arte che difende strenuamente interessi ormai diventati macroscopici per l'enorme spesa sostenuta da musei e acquirenti privati, per opere il cui prezzo iperbolico è imposto da un'inspiegabile enfatizzazione. E' evidente che qui non si tratta però solo di mercato, di posizioni eroicamente di avanguardia contro l'edonismo superficiale. Una nuova saggezza ci fa comprendere che se lo sperimentalismo del Novecento è stato importante, per una presa di coscienza, oggi l'arte cerca di ritrovare il suo statuo ontologico di ricerca non solo in termini politici, ma come strumento di realizzazione del senso dell'esistenza. L'arte così intesa, più che orientarsi nella ricerca del "nuovo per il nuovo" cerca ciò che è autentico, che è dunque essenziale, dove l'originalità non ha più necessariamente bisogno della sperimentazione dei linguaggi. Tutto ciò ci fa tirare un’evidente conclusione. La così detta "arte contemporanea", non accettando il fallimento dello sperimentalismo degli anni sessanta-settanta, (ormai evidente non solo per la sua recessione nelle altre arti, ma per l'assoluta mancanza di pubblico dei musei di arte contemporanea) continua a rimanere legata a un modello di arte che ha ormai fatto il suo tempo, e non ha futuro. Insomma, potremmo dire che è rimasta indietro.
© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea

Nicola Vitale

Nato a Milano nel 1956, dove vive e lavora, è poeta, saggista e pittore.
di Nicola Vitale
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