numero

| © blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso  dal 2011   |    Codice ISSN 2239-0235 |

Aprile 2022

LA GUERRA

DEGLI UOMINI

di Giuseppe Donolato

E poi accade. Quel che non ti aspettavi. La guerra degli uomini: seri e civili tecnocrati che diventano animali. Angoscia, smarrimento e interrogativi esistenziali. Il più banale e improprio riguarda proprio le bestie: gli animali fanno la guerra? Se alla parola guerra sostituiamo la parola aggressività (per lo status, per il territorio e per la difesa), la domanda diventa plausibile e, ancor più, se per uomini intendiamo semplicemente il termine maschi. Detto grossolanamente, in sintesi: la cultura maschile (patriarcale) nobilita, falsificandola (uomini seri e civili), l’aggressività animale che invece, geneticamente, la contraddistingue? Anche se la Storia sembrerebbe testimoniarla, l’ipotesi tuttavia non è verificabile. Per quanto suggestiva, rimane confinata al puro ambito speculativo che, troppo spesso è stato posto a servizio delle innumerevoli ideologie dominanti. Quel che è certo, invece, è che le guerre esistono. Sono crude e atroci e ricompaiono, mosse da un’eterna volontà reiterativa. Con l’allargarsi del conflitto russo-ucraino, l’insensibilità, il velo di Maya che ottundeva le coscienze europee si è di colpo volatilizzato e lo shock conseguente ha permesso di riconoscere la realtà angosciante nella quale vivono, già da tempo, molti popoli. Se la premessa posta sopra è vera, se la guerra alberga in potenza nei geni degli animali sociali, la pace non potrà mai essere gratuita. Sarà frutto di un faticoso impegno continuo, di un’elaborazione comportamentale chiamata civiltà. La cultura della pace attuale sembra non poter più risiedere a priori nelle istituzioni religiose (che spesso sono state e sono complici dei conflitti). Più credibilmente, può abitare nella consapevolezza collettiva di doversi confrontare ancora con il residuo preistorico, emotivo e irrazionale del cervello, nella comprensione che la gestione di questo non si possa affidare soltanto alla psicologia e nell’accettazione che la pace possa nascere da un costante agire etico, ruvido e concreto. “Mettete dei fiori nei vostri cannoni!”, “Fate l’amore e non la guerra!” testimoniano l’ingenuità dell’intenzione, l’esigenza di un bisogno astratto e la pratica di una strategia inefficace. Che fare dunque? Una timida strada percorribile a favore rimane la Globalizzazione. Ben inteso, non solo quella attuale, di natura finanziaria e commerciale. Una Globalizzazione in cui gli ambasciatori siano l’Arte, la Scienza e lo Sport. Soltanto un mondo capace di condividere ancor più la Bellezza con scambi, rassegne e festival artistici internazionali, rivolto a promuovere traguardi scientifici con progetti planetari e intento a organizzare mille Olimpiadi, può candidarsi a definirsi pacifico. Se l’obiettivo non fosse raggiunto, ogni contributo dato soprattutto artistico potrebbe essere, comunque, di conforto. Un balsamo per la durezza della vita. Un premio di consolazione chiamato pace interiore.

riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

6 Giuseppe Donolato  Nato nel 1956 a Piove di Sacco (Padova), è pittore e poeta.

polemiche e proposte sull’arte contemporanea

6 Giuseppe Donolato  Nato nel 1956 a Piove di Sacco (Padova), è pittore e poeta.

Aprile 2022

LA GUERRA

DEGLI UOMINI

di Giuseppe Donolato

E poi accade. Quel che non ti aspettavi. La guerra degli uomini: seri e civili tecnocrati che diventano animali. Angoscia, smarrimento e interrogativi esistenziali. Il più banale e improprio riguarda proprio le bestie: gli animali fanno la guerra? Se alla parola guerra sostituiamo la parola aggressività (per lo status, per il territorio e per la difesa), la domanda diventa plausibile e, ancor più, se per uomini intendiamo semplicemente il termine maschi. Detto grossolanamente, in sintesi: la cultura maschile (patriarcale) nobilita, falsificandola (uomini seri e civili), l’aggressività animale che invece, geneticamente, la contraddistingue? Anche se la Storia sembrerebbe testimoniarla, l’ipotesi tuttavia non è verificabile. Per quanto suggestiva, rimane confinata al puro ambito speculativo che, troppo spesso è stato posto a servizio delle innumerevoli ideologie dominanti. Quel che è certo, invece, è che le guerre esistono. Sono crude e atroci e ricompaiono, mosse da un’eterna volontà reiterativa. Con l’allargarsi del conflitto russo-ucraino, l’insensibilità, il velo di Maya che ottundeva le coscienze europee si è di colpo volatilizzato e lo shock conseguente ha permesso di riconoscere la realtà angosciante nella quale vivono, già da tempo, molti popoli. Se la premessa posta sopra è vera, se la guerra alberga in potenza nei geni degli animali sociali, la pace non potrà mai essere gratuita. Sarà frutto di un faticoso impegno continuo, di un’elaborazione comportamentale chiamata civiltà. La cultura della pace attuale sembra non poter più risiedere a priori nelle istituzioni religiose (che spesso sono state e sono complici dei conflitti). Più credibilmente, può abitare nella consapevolezza collettiva di doversi confrontare ancora con il residuo preistorico, emotivo e irrazionale del cervello, nella comprensione che la gestione di questo non si possa affidare soltanto alla psicologia e nell’accettazione che la pace possa nascere da un costante agire etico, ruvido e concreto. “Mettete dei fiori nei vostri cannoni!”, “Fate l’amore e non la guerra!” testimoniano l’ingenuità dell’intenzione, l’esigenza di un bisogno astratto e la pratica di una strategia inefficace. Che fare dunque? Una timida strada percorribile a favore rimane la Globalizzazione. Ben inteso, non solo quella attuale, di natura finanziaria e commerciale. Una Globalizzazione in cui gli ambasciatori siano l’Arte, la Scienza e lo Sport. Soltanto un mondo capace di condividere ancor più la Bellezza con scambi, rassegne e festival artistici internazionali, rivolto a promuovere traguardi scientifici con progetti planetari e intento a organizzare mille Olimpiadi, può candidarsi a definirsi pacifico. Se l’obiettivo non fosse raggiunto, ogni contributo dato soprattutto artistico potrebbe essere, comunque, di conforto. Un balsamo per la durezza della vita. Un premio di consolazione chiamato pace interiore.