numero

| © blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso  dal 2011   |    Codice ISSN 2239-0235 |

12/08/2020

LE «DIDASCALIE» DI

AGOSTINO PISANI

con un’introduzione di Gioxe De Micheli

Ti do un segreto

Conosco Agostino dalla mia adolescenza; ad Albissola, in una saletta della trattoria Al Cambusiere, abbiamo messo insieme una delle nostre prime “mostrine” e vicino a Pozzo Garitta, andavamo a mangiare “a fainà con un gòtto de nustralin”. Conosco l’Agostino scultore, non conoscevo l’Agostino poeta, ma attenzione, come si vedrà in questo libro, un poeta “strano”. I suoi componimenti si nutrono di segno e il segno si nutre di parole, la penna e la matita giocano tra loro, la graffite e il vocabolo si intrecciano e si fondono. Mi proverò a dire qualcosa su questo. Ma siccome mi piace andare con ordine vorrei, prima, guardare una sua scultura. Guardare una scultura di Agostino è come addentrarsi in un labirinto ma, fortunatamente per noi, per non farci perdere, Agostino ci fornisce di un bandolo, un rosso filo di Arianna. Entriamo, e subito ci sono cose che appaiono, cose che scompaiano, incanti, magie, trucchi invisibili. Si vede la sgorbia, l’affilato scalpello, la pialla, ma anche il coltello da innesto, il bisturi del filosofo, la falce del contadino. E allora senti, vedi il gesto che scava, incide, recide, leviga, sigilla, e tutto diventa la piuma, la melagrana, il reperto dell’entomologo –, tutto diventa commovente emozione, sentimento struggente dell’esistere. Ma è un attimo perché, ecco, scatta qualcosa, un ingranaggio decriptato, una combinazione di incastri che si spalanca e ti riporta, come nel gioco dell’oca, senza passare dal via, a una casella felice da cui si può ripartire. Già, perché Agostino non indulge nell’elegia, da vero ligure “a le stìggiu”, è asciutto. “Che cosa credete che sia un artista?” si domandava Picasso, “Un imbecille che ha solo gli occhi, se è pittore, le orecchie se è musicista, e una lira a tutti i piani del cuore se è poeta, oppure, se è un pugile, solamente dei muscoli? Al contrario, egli è allo stesso tempo un uomo politico, costantemente sveglio davanti ai laceranti, ardenti o dolci avvenimenti del mondo […]” Ecco, Agostino è esattamente questo, un artista “costantemente sveglio davanti ai laceranti o dolci avvenimenti del mondo”. Guardiamo, ad esempio, in Didascalie, “Abu Ghraib” è questo il nome della prigione in Iraq dove personale dell’esercito USA torturava i prigionieri, qui l’artista chiama se stesso a dare testimonianza, è la sua coscienza che glielo impone, ma non fa cronaca, per questo c’è l’incontrovertibile, raccapricciante verità del documento fotografico, no, l’artista dilava l’orrore, deterge le lacrime, il sangue, il sudore. Il corpo martoriato non c’è più, nell’immagine vi allude solo lo sgabello dell’umiliazione che esce da un’ombra nera, il cavo elettrico della tortura, il gancio da macellaio da cui pende deformata l’oscena maschera di Mickey Mouse. E il poeta recita: […] Ganci da macellaio le parole nella bava raccolta è la stella Il segno e le parole ci chiamano a raccoglierci in una meditazione profonda sull’uomo, su noi stessi. Un invito che può valere anche per: “L’offesa” , struggente, quasi pudico omaggio a Che Guevara. Hasta la victoria siempre, Agostino! Amara consapevolezza e dolce melanconia, mi viene in mente la liricità dolente di Camillo Sbarbaro, un poeta, penso, molto amato da Agostino: Voze, che sciacqui al sole la miseria delle tue poche case, ammonticchiate come pecore contro l’acquazzone […] Si diceva del segno come parola, prendete una lente e guardate i testi, non ha usato il computer, Agostino, le lettere le ha disegnate una per una, talvolta rosse, talvolta blu o nere, ma con geniale timidezza, ne ha fatto una impercettibile anteprima con il lapis e solo dopo le ha “vestite” di colore. Chissà quali misteriose piste dell’anima lo hanno portato a certe enigmatiche invenzioni, ed è proprio qui il bello, perché in Didascalie, l’autore ci invita a una collaborazione creativa per ogni “stazione”, da quelle più liriche a quelle più ironiche a quelle, come si è visto, più drammatiche. Prendiamo “Galileo”: Quando la luna dorme supina Io rido, faccio fagotto. Non mi vede l’arte ufficiale […] Qui, sormontato da una sorta di infantile ballata degli impiccati, il verso è evidentemente autobiografico, un sberleffo sfrontato e allegro. È un’allegria che ritroviamo in molti componimenti di questa raccolta. Prendiamo “I Re”: Il Re di denari mise il cuore alla Regina sbagliò la diagnosi del gioco. Al Re di picche rimase l’altra metà si passò le dita tra i capelli. Il Fante di fiori rubò il cuore alla Regina. Un piccolo dramma d’amore in 5 versi, due mezze e una carta da gioco su cartapaglia. Ancora la parola e il segno non si prescindono. Pastello rosso per il cuore della Regina e per lo stemma del Re maldestro, nero per il Re di picche e per il Fante che gli soffia l’amata, bianco a lumeggiare il fondo ocra. È la semplicità, la raffinatezza, la libertà di chi non deve rendere conto a nessuno, al mercato, alla moda; di chi ha scelto di stare, in solitudine, “dalla parte del torto”. Insomma Didascalie è un piccolo capolavoro, teniamocelo stretto. Mettiamolo sul comodino e, ogni notte, leggiguardiamo una pagina prima di dormire. E poi, quando lo avremo finito, potremmo ricominciare da capo, perché ci sarà ancora tanto da scoprire. Come dice il poeta: […] ti do un segreto Il mio lavoro Un segreto che non si è mai svelato. Gioxe De Micheli

riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

21 Agostino Pisani  Nasce a Savona nel 1937. Allievo ad Albisola Mare di Antonio Siri, alla fine degli anni Cinquanta viene a operare in una Milano cosmopolita e fucina di sperimentazioni artistiche,  in cui vivrà a lungo prima di trasferirsi sul Lago Maggiore, in cui oggi vive con la moglie Elisa. Defilato protagonista della scultura italiana d’immagine del dopoguerra, di lui ha scritto Mario DeMicheli: «Il dato che meglio lo caratterizza è la sua inclinazione a penetrare il reale quotidiano. Ogni sua scultura, infatti, è un po' come un resoconto lirico di uno o più brani d'esistenza. Gli oggetti dell'uomo, le sue abitudini, i motivi del suo ambiente, gli strumenti della sua fatica entrano a far parte di ogni opera come ‘segni', impronte di un'intima o addirittura segreta biografia”.
Per altri dati e per procurarsi il libro, ecco il link all’Editore Mnamon:
Agostino Pisani è uno scultore di pregiato, raro talento. Un artista, un poeta, un uomo finissimo di cuore e di testa, oltre che uno di quegli amici che riesci a incontrare solo una volta ogni dieci anni ma che cio’ malgrado ti restano sempre dentro, ti accompagnano ogni giorno nella fatica del sentire e del capire. Per questo quando l’Editore Mnamon ha di recente pubblicato questa sua distillatissima raccolta di versi e disegni consegnata a un prezioso libretto in offerta sul web, ho subito pensato di condividerne con voi la notizia. Tanto più che il lavoro è assai ben accompagnato da un’introduzione partecipata e profonda scritta da Gioxe De Micheli, amico anche lui da lunga data e sodale di questo blog. Entrambe le occasioni - potrei dunque dire - sono l’ottimo motivo per il quale ho aggiunto la pagina che state leggendo. Certo, per ovvie ragioni di diritti non posso riprodurre qui l’intero volumetto con i suoi contenuti e le sue figure, ma il testo del Gioxe certamente sì, e dunque eccolo dappresso per vedere di stimolare nel lettore la voglia di procurarsi questo piccolo chef d’oeuvre delle immagini e delle parole. (G.S.)

polemiche e proposte sull’arte contemporanea

21 Agostino Pisani  Nasce a Savona nel 1937. Allievo ad Albisola Mare di Antonio Siri, alla fine degli anni Cinquanta viene a operare in una Milano cosmopolita e fucina di sperimentazioni artistiche,  in cui vivrà a lungo prima di trasferirsi sul Lago Maggiore, in cui oggi vive con la moglie Elisa. Defilato protagonista della scultura italiana d’immagine del dopoguerra, di lui ha scritto Mario DeMicheli: «Il dato che meglio lo caratterizza è la sua inclinazione a penetrare il reale quotidiano. Ogni sua scultura, infatti, è un po' come un resoconto lirico di uno o più brani d'esistenza. Gli oggetti dell'uomo, le sue abitudini, i motivi del suo ambiente, gli strumenti della sua fatica entrano a far parte di ogni opera come ‘segni', impronte di un'intima o addirittura segreta biografia”.

12/08/2020

LE «DIDASCALIE»

DI AGOSTINO

PISANI

con un’introduzione di Gioxe De Micheli Agostino Pisani è uno scultore di pregiato, raro talento. Un artista, un poeta, un uomo finissimo di cuore e di testa, oltre che uno di quegli amici che riesci a incontrare solo una volta ogni dieci anni ma che cio’ malgrado ti restano sempre dentro, ti accompagnano ogni giorno nella fatica del sentire e del capire. Per questo quando l’Editore Mnamon ha di recente pubblicato questa sua distillatissima raccolta di versi e disegni consegnata a un prezioso libretto in offerta sul web, ho subito pensato di condividerne con voi la notizia. Tanto più che il lavoro è assai ben accompagnato da un’introduzione partecipata e profonda scritta da Gioxe De Micheli, amico anche lui da lunga data e sodale di questo blog. Entrambe le occasioni - potrei dunque dire - sono l’ottimo motivo per il quale ho aggiunto la pagina che state leggendo. Certo, per ovvie ragioni di diritti non posso riprodurre qui l’intero volumetto con i suoi contenuti e le sue figure, ma il testo del Gioxe certamente sì, e dunque eccolo dappresso per vedere di stimolare nel lettore la voglia di procurarsi questo piccolo chef d’oeuvre delle immagini e delle parole. (G.S.)

Ti do un segreto

Conosco Agostino dalla mia adolescenza; ad Albissola, in una saletta della trattoria Al Cambusiere, abbiamo messo insieme una delle nostre prime “mostrine” e vicino a Pozzo Garitta, andavamo a mangiare “a fainà con un gòtto de nustralin”. Conosco l’Agostino scultore, non conoscevo l’Agostino poeta, ma attenzione, come si vedrà in questo libro, un poeta “strano”. I suoi componimenti si nutrono di segno e il segno si nutre di parole, la penna e la matita giocano tra loro, la graffite e il vocabolo si intrecciano e si fondono. Mi proverò a dire qualcosa su questo. Ma siccome mi piace andare con ordine vorrei, prima, guardare una sua scultura. Guardare una scultura di Agostino è come addentrarsi in un labirinto ma, fortunatamente per noi, per non farci perdere, Agostino ci fornisce di un bandolo, un rosso filo di Arianna. Entriamo, e subito ci sono cose che appaiono, cose che scompaiano, incanti, magie, trucchi invisibili. Si vede la sgorbia, l’affilato scalpello, la pialla, ma anche il coltello da innesto, il bisturi del filosofo, la falce del contadino. E allora senti, vedi il gesto che scava, incide, recide, leviga, sigilla, e tutto diventa la piuma, la melagrana, il reperto dell’entomologo –, tutto diventa commovente emozione, sentimento struggente dell’esistere. Ma è un attimo perché, ecco, scatta qualcosa, un ingranaggio decriptato, una combinazione di incastri che si spalanca e ti riporta, come nel gioco dell’oca, senza passare dal via, a una casella felice da cui si può ripartire. Già, perché Agostino non indulge nell’elegia, da vero ligure “a le stìggiu”, è asciutto. “Che cosa credete che sia un artista?” si domandava Picasso, “Un imbecille che ha solo gli occhi, se è pittore, le orecchie se è musicista, e una lira a tutti i piani del cuore se è poeta, oppure, se è un pugile, solamente dei muscoli? Al contrario, egli è allo stesso tempo un uomo politico, costantemente sveglio davanti ai laceranti, ardenti o dolci avvenimenti del mondo […]” Ecco, Agostino è esattamente questo, un artista “costantemente sveglio davanti ai laceranti o dolci avvenimenti del mondo”. Guardiamo, ad esempio, in Didascalie, “Abu Ghraib” è questo il nome della prigione in Iraq dove personale dell’esercito USA torturava i prigionieri, qui l’artista chiama se stesso a dare testimonianza, è la sua coscienza che glielo impone, ma non fa cronaca, per questo c’è l’incontrovertibile, raccapricciante verità del documento fotografico, no, l’artista dilava l’orrore, deterge le lacrime, il sangue, il sudore. Il corpo martoriato non c’è più, nell’immagine vi allude solo lo sgabello dell’umiliazione che esce da un’ombra nera, il cavo elettrico della tortura, il gancio da macellaio da cui pende deformata l’oscena maschera di Mickey Mouse. E il poeta recita: […] Ganci da macellaio le parole nella bava raccolta è la stella Il segno e le parole ci chiamano a raccoglierci in una meditazione profonda sull’uomo, su noi stessi. Un invito che può valere anche per: “L’offesa” , struggente, quasi pudico omaggio a Che Guevara. Hasta la victoria siempre, Agostino! Amara consapevolezza e dolce melanconia, mi viene in mente la liricità dolente di Camillo Sbarbaro, un poeta, penso, molto amato da Agostino: Voze, che sciacqui al sole la miseria delle tue poche case, ammonticchiate come pecore contro l’acquazzone […] Si diceva del segno come parola, prendete una lente e guardate i testi, non ha usato il computer, Agostino, le lettere le ha disegnate una per una, talvolta rosse, talvolta blu o nere, ma con geniale timidezza, ne ha fatto una impercettibile anteprima con il lapis e solo dopo le ha “vestite” di colore. Chissà quali misteriose piste dell’anima lo hanno portato a certe enigmatiche invenzioni, ed è proprio qui il bello, perché in Didascalie, l’autore ci invita a una collaborazione creativa per ogni “stazione”, da quelle più liriche a quelle più ironiche a quelle, come si è visto, più drammatiche. Prendiamo “Galileo”: Quando la luna dorme supina Io rido, faccio fagotto. Non mi vede l’arte ufficiale […] Qui, sormontato da una sorta di infantile ballata degli impiccati, il verso è evidentemente autobiografico, un sberleffo sfrontato e allegro. È un’allegria che ritroviamo in molti componimenti di questa raccolta. Prendiamo “I Re”: Il Re di denari mise il cuore alla Regina sbagliò la diagnosi del gioco. Al Re di picche rimase l’altra metà si passò le dita tra i capelli. Il Fante di fiori rubò il cuore alla Regina. Un piccolo dramma d’amore in 5 versi, due mezze e una carta da gioco su cartapaglia. Ancora la parola e il segno non si prescindono. Pastello rosso per il cuore della Regina e per lo stemma del Re maldestro, nero per il Re di picche e per il Fante che gli soffia l’amata, bianco a lumeggiare il fondo ocra. È la semplicità, la raffinatezza, la libertà di chi non deve rendere conto a nessuno, al mercato, alla moda; di chi ha scelto di stare, in solitudine, “dalla parte del torto”. Insomma Didascalie è un piccolo capolavoro, teniamocelo stretto. Mettiamolo sul comodino e, ogni notte, leggiguardiamo una pagina prima di dormire. E poi, quando lo avremo finito, potremmo ricominciare da capo, perché ci sarà ancora tanto da scoprire. Come dice il poeta: […] ti do un segreto Il mio lavoro Un segreto che non si è mai svelato. Gioxe De Micheli
Per altri dati e per procurarsi il libro, ecco il link all’Editore Mnamon: