numero

| © blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso  dal 2011   |    Codice ISSN 2239-0235 |

29/112020

OLTRE IL LIMITE

di Carlo Catiri Le idee è risaputo muovono il mondo ma i soldi, l’opportunismo politico e la speculazione economico finanziaria, purtroppo è oramai noto a tutti, lo indirizzano sciaguratamente in un orbita fuori controllo che oramai possiamo drammaticamente considerare di non ritorno. Se davvero ci poniamo allora il problema di salvare il futuro dell’umanità e la vita delle nuove generazioni che verranno, le misurate, intelligenti e colte parole di importanti esponenti della cultura europea come quelle scritte da Ursula Von der Leyen sul giornale “La Stampa” non bastano più. La storia del ventesimo secolo ci ha insegnato che di buone intenzioni sono state asfaltate tutte le nostre autostrade e che di coerenti teorie ideologiche in questi anni ne abbiamo esperite fin troppe. Così non possiamo più andare avanti. Siamo oltre il limite. La Natura è oltre ogni limite. Comunque osserviamo più da vicino lo scritto in questione e cerchiamo di intendere le ragioni positive che lo costituiscono, valutando le ipotesi presentate e analizzandone la loro formulazione. Intrigante l’idea di legare il meglio della nostra progettualità passata ad un auspicabile futuro di rinascita verde. Originale la proposta di unire il razionalismo democratico del Bauhaus alla costruenda coscienza di un Green Deal europeo. Malauguratamente tutto questo sforzo culturale non ci garantisce assolutamente un futuro migliore in cui sperare. Oltretutto non è neppure certo che il 2050 sia facilmente raggiungibile mantenendo le nostre attuali politiche di sviluppo sociale ed economico. Sicuramente la proposta della Von der Leyen è equilibrata, corretta e condivisibile negli obiettivi che vorrebbe raggiungere. Apprezzabile l’idea di ricostruire un mondo con modalità innovative e antropocentriche. Interessante anche l’attenzione verso una nuova digitalizzazione che sicuramente aprirà inediti scenari tecnologici nel mondo del lavoro e nella vita sociale. Purtroppo tutto ciò si scontra con la voracità e l’aberrante ideologia del moderno capitalismo finanziario che prospera indisturbato in quanto supportato da occulte interessenze mafiose ed alleato ad una incapace e facilmente corruttibile classe politica, troppo miope negli interessi democratici che dovrebbe perseguire e completamente disattenta verso quei risultati di benessere collettivo per cui dovrebbe lavorare. Sotto questa luce vivere “entro il limite” e stare in casa a riflettere sul futuro per causa del lockdown non farà così male. Anzi. Dobbiamo riflettere sul nostro stile di vita e ripensare i nostri comportamenti abituali, proprio perché in quanto tali sfuggono alla nostra attenzione. Pensandoci, sono proprio le piccole azioni quotidiane in cui scegliamo di tenere un comportamento virtuoso che possono fare la differenza tra ciò che è corretto e tra ciò che non lo è. Tutti i giorni decidiamo cosa comperare al supermercato, come differenziare i rifiuti e come smaltire le sostanze nocive. Voglio dire che ogni uomo ha la piena responsabilità delle scelte che compie. Da soli non si cambia il mondo ma proviamo, vista la difficile situazione, ad intraprendere un percorso più rigoroso e attento nei confronti della natura e riconsideriamo il nostro agire spesso responsabile dei precari equilibri in cui l’abbiamo cacciata. Ma che c’entra l’arte in tutto ciò, qualcuno potrebbe chiedersi. Come già altre volte affermato, dobbiamo prepararci a nuovi scenari. Oggi l’artista ha l’obbligo morale di denunciare, nella sua piena libertà espressiva la tragedia naturale che oramai incombe su di noi. Non c’è più tempo per discutere sulla natura dell’arte e sulla sua funzione come fatto fino ad oggi. Dobbiamo prendere atto dell’urgenza a cui siamo tenuti a rispondere: penso che il dissesto naturale oramai evidente e lo sfruttamento dell’aria, della terra e dell’acqua in modo sconsiderato non lasci più margini ma ci chiami ad azioni concrete. Siamo oltre il limite.

riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

19 Carlo Catiri  Insegnante, pittore e critico d’arte, nasce nel 1953 a Milano, dove vive e lavora. Attento e sensibile conoscitore dell’arte, affianca a queste attività culturali la sua ricerca pittorica

polemiche e proposte sull’arte contemporanea

19 Carlo Catiri  Insegnante, pittore e critico d’arte, nasce nel 1953 a Milano, dove vive e lavora. Attento e sensibile conoscitore dell’arte, affianca a queste attività culturali la sua ricerca pittorica

29/112020

OLTRE IL LIMITE

di Carlo Catiri Le idee è risaputo muovono il mondo ma i soldi, l’opportunismo politico e la speculazione economico finanziaria, purtroppo è oramai noto a tutti, lo indirizzano sciaguratamente in un orbita fuori controllo che oramai possiamo drammaticamente considerare di non ritorno. Se davvero ci poniamo allora il problema di salvare il futuro dell’umanità e la vita delle nuove generazioni che verranno, le misurate, intelligenti e colte parole di importanti esponenti della cultura europea come quelle scritte da Ursula Von der Leyen sul giornale “La Stampa” non bastano più. La storia del ventesimo secolo ci ha insegnato che di buone intenzioni sono state asfaltate tutte le nostre autostrade e che di coerenti teorie ideologiche in questi anni ne abbiamo esperite fin troppe. Così non possiamo più andare avanti. Siamo oltre il limite. La Natura è oltre ogni limite. Comunque osserviamo più da vicino lo scritto in questione e cerchiamo di intendere le ragioni positive che lo costituiscono, valutando le ipotesi presentate e analizzandone la loro formulazione. Intrigante l’idea di legare il meglio della nostra progettualità passata ad un auspicabile futuro di rinascita verde. Originale la proposta di unire il razionalismo democratico del Bauhaus alla costruenda coscienza di un Green Deal europeo. Malauguratamente tutto questo sforzo culturale non ci garantisce assolutamente un futuro migliore in cui sperare. Oltretutto non è neppure certo che il 2050 sia facilmente raggiungibile mantenendo le nostre attuali politiche di sviluppo sociale ed economico. Sicuramente la proposta della Von der Leyen è equilibrata, corretta e condivisibile negli obiettivi che vorrebbe raggiungere. Apprezzabile l’idea di ricostruire un mondo con modalità innovative e antropocentriche. Interessante anche l’attenzione verso una nuova digitalizzazione che sicuramente aprirà inediti scenari tecnologici nel mondo del lavoro e nella vita sociale. Purtroppo tutto ciò si scontra con la voracità e l’aberrante ideologia del moderno capitalismo finanziario che prospera indisturbato in quanto supportato da occulte interessenze mafiose ed alleato ad una incapace e facilmente corruttibile classe politica, troppo miope negli interessi democratici che dovrebbe perseguire e completamente disattenta verso quei risultati di benessere collettivo per cui dovrebbe lavorare. Sotto questa luce vivere “entro il limite” e stare in casa a riflettere sul futuro per causa del lockdown non farà così male. Anzi. Dobbiamo riflettere sul nostro stile di vita e ripensare i nostri comportamenti abituali, proprio perché in quanto tali sfuggono alla nostra attenzione. Pensandoci, sono proprio le piccole azioni quotidiane in cui scegliamo di tenere un comportamento virtuoso che possono fare la differenza tra ciò che è corretto e tra ciò che non lo è. Tutti i giorni decidiamo cosa comperare al supermercato, come differenziare i rifiuti e come smaltire le sostanze nocive. Voglio dire che ogni uomo ha la piena responsabilità delle scelte che compie. Da soli non si cambia il mondo ma proviamo, vista la difficile situazione, ad intraprendere un percorso più rigoroso e attento nei confronti della natura e riconsideriamo il nostro agire spesso responsabile dei precari equilibri in cui l’abbiamo cacciata. Ma che c’entra l’arte in tutto ciò, qualcuno potrebbe chiedersi. Come già altre volte affermato, dobbiamo prepararci a nuovi scenari. Oggi l’artista ha l’obbligo morale di denunciare, nella sua piena libertà espressiva la tragedia naturale che oramai incombe su di noi. Non c’è più tempo per discutere sulla natura dell’arte e sulla sua funzione come fatto fino ad oggi. Dobbiamo prendere atto dell’urgenza a cui siamo tenuti a rispondere: penso che il dissesto naturale oramai evidente e lo sfruttamento dell’aria, della terra e dell’acqua in modo sconsiderato non lasci più margini ma ci chiami ad azioni concrete. Siamo oltre il limite.