numero

| © blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso  dal 2011   |    Codice ISSN 2239-0235 |

28/11/2020

LA RIVOLUZIONE DI URSULA

PER L’EUROPA

di Nicola Vitale A cosa serve la filosofia? Davanti a questo appello di Ursula van del Leyen, Presidente del consiglio Europeo, viene proprio da chiederselo. Certo la politica tedesca fa il suo lavoro e il suo dovere, di spingere la collettività verso il bene dell’umanità e della terra. Chiede una presa di coscienza collettiva eccetera eccetera. Ma la filosofia ci aiuta a comprendere che oggi tutte le «sane utopie», pur doverose, funzionano poco o nulla, purtroppo. Perché? Forse non è il caso qui di fare un ripasso di tutta la filosofia del 900 che sembra non si sia occupata d’altro, cioè di Nichilismo come perdita di tutti i valori, di totale dominio della tecnica e di altre cose del genere. Possiamo dire solo che oggi noi ci troviamo in un sistema altamente integrato pressoché globale che funziona secondo criteri causali, che sono la catena di conseguenze prodotte dalle cause e dagli effetti di queste cause. Il sistema globale cioè funziona con criteri di ipercontrollo grazie a informazioni incrociate e statistiche che tengono per buoni solo gli effetti che hanno un segno + (più). Come un aereo che nel suo moto deve sempre raggiungere un effetto di spinta verso l’alto, se ciò non accade va in stallo e cade. Evidentemente questo segno più si riferisce a un guadagno economico e/o strategico. Un esempio: se questo sistema si trova in qualsiasi delle sue parti in deficit si modifica istantaneamente. Notiamo infatti i continui cambiamenti in tutti i settori che si susseguono in modo vertiginoso, che non sono altro che adeguamenti del sistema per mantenersi in attivo. La stessa ricerca scientifica oggi ha bisogno di strumenti di misurazione e materiali costosissimi per cui non può prescindere dai finanziamenti, i cui finanziatori si aspettano di guadagnarci, dunque tutta la ricerca è sempre più condizionata da risultati che possano essere sfruttati a fini economici. Così è anche per l’architettura, l’arte, la letteratura, eccetera, in quanto non ci sono più criteri estetici canonici, legati a uno sviluppo culturale. L’arte vale per quanto è in grado di inserirsi nel sistema dell’arte, che è integrato al sistema economico, che a sua volta è integrato al sistema politico, strategico e così via. Quindi la produzione culturale è sottomessa anch'essa al sistema. Da qui si producono le mode culturali, che sono spinte momentanee verso un criterio di contenuto e di forma che cerca una uniformità di convergenza e adesione, anche se momentanea, che sostituisca i reali valori mancanti. Ursula van del Leyen, pur motivata da ispirate utopie, non si accorge che sta promulgando una campagna pubblicitaria, che somiglia molto a quella dell’Expo del 2015 (Nutrire il pianeta, energia per la vita). Che servirà come stimolo per incrementare l’attività di certi settori, che adottano i contenuti etici del momento come strumenti di propaganda per farsi conoscere e intraprendere nuovi business o ampliarli. Diversamente nulla si intraprende e nulla si muove, solo perché nessun settore è in grado di attivarsi se, in un modo o null’altro, non può avere un tornaconto. Non è in grado perché non otterrebbe alcun finanziamento e nessuna adesione, sempre per la stessa ragione che se l’aereo non è sostenuto dal famoso + (più) va in stallo e cade. Questo è il motivo per cui oggi tutte le utopie non funzionano in quanto si basano su criteri obsoleti: quelli del buon senso, del bene, della verità, cioè dei valori che appunto come ci hanno a lungo spiegato i filosofi per più di un secolo sono ormai decaduti. Cosa rimane da fare? Forse cercare più a fondo i motivi di questa situazione ormai conclamata. Ma non si tratta di questioni facili, evidenti, che è possibile cogliere spontaneamente con il nostro livello di coscienza. E’ proprio questo il punto: noi vediamo le cose e cerchiamo soluzioni con criteri con cui ci hanno formato e ci siamo formati, ma sono gli stessi crieri che muovono il sistema. E questo vale anche per l’arte.

riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

18 Nicola Vitale  Nato a Milano nel 1956, dove vive e opera, è poeta, saggista e pittore italiano.

polemiche e proposte sull’arte contemporanea

18 Nicola Vitale  Nato a Milano nel 1956, dove vive e opera, è poeta, saggista e pittore italiano.

28/11/2020

LA RIVOLUZIONE

DI URSULA PER

L’EUROPA

di Nicola Vitale A cosa serve la filosofia? Davanti a questo appello di Ursula van del Leyen, Presidente del consiglio Europeo, viene proprio da chiederselo. Certo la politica tedesca fa il suo lavoro e il suo dovere, di spingere la collettività verso il bene dell’umanità e della terra. Chiede una presa di coscienza collettiva eccetera eccetera. Ma la filosofia ci aiuta a comprendere che oggi tutte le «sane utopie», pur doverose, funzionano poco o nulla, purtroppo. Perché? Forse non è il caso qui di fare un ripasso di tutta la filosofia del 900 che sembra non si sia occupata d’altro, cioè di Nichilismo come perdita di tutti i valori, di totale dominio della tecnica e di altre cose del genere. Possiamo dire solo che oggi noi ci troviamo in un sistema altamente integrato pressoché globale che funziona secondo criteri causali, che sono la catena di conseguenze prodotte dalle cause e dagli effetti di queste cause. Il sistema globale cioè funziona con criteri di ipercontrollo grazie a informazioni incrociate e statistiche che tengono per buoni solo gli effetti che hanno un segno + (più). Come un aereo che nel suo moto deve sempre raggiungere un effetto di spinta verso l’alto, se ciò non accade va in stallo e cade. Evidentemente questo segno più si riferisce a un guadagno economico e/o strategico. Un esempio: se questo sistema si trova in qualsiasi delle sue parti in deficit si modifica istantaneamente. Notiamo infatti i continui cambiamenti in tutti i settori che si susseguono in modo vertiginoso, che non sono altro che adeguamenti del sistema per mantenersi in attivo. La stessa ricerca scientifica oggi ha bisogno di strumenti di misurazione e materiali costosissimi per cui non può prescindere dai finanziamenti, i cui finanziatori si aspettano di guadagnarci, dunque tutta la ricerca è sempre più condizionata da risultati che possano essere sfruttati a fini economici. Così è anche per l’architettura, l’arte, la letteratura, eccetera, in quanto non ci sono più criteri estetici canonici, legati a uno sviluppo culturale. L’arte vale per quanto è in grado di inserirsi nel sistema dell’arte, che è integrato al sistema economico, che a sua volta è integrato al sistema politico, strategico e così via. Quindi la produzione culturale è sottomessa anch'essa al sistema. Da qui si producono le mode culturali, che sono spinte momentanee verso un criterio di contenuto e di forma che cerca una uniformità di convergenza e adesione, anche se momentanea, che sostituisca i reali valori mancanti. Ursula van del Leyen, pur motivata da ispirate utopie, non si accorge che sta promulgando una campagna pubblicitaria, che somiglia molto a quella dell’Expo del 2015 (Nutrire il pianeta, energia per la vita). Che servirà come stimolo per incrementare l’attività di certi settori, che adottano i contenuti etici del momento come strumenti di propaganda per farsi conoscere e intraprendere nuovi business o ampliarli. Diversamente nulla si intraprende e nulla si muove, solo perché nessun settore è in grado di attivarsi se, in un modo o null’altro, non può avere un tornaconto. Non è in grado perché non otterrebbe alcun finanziamento e nessuna adesione, sempre per la stessa ragione che se l’aereo non è sostenuto dal famoso + (più) va in stallo e cade. Questo è il motivo per cui oggi tutte le utopie non funzionano in quanto si basano su criteri obsoleti: quelli del buon senso, del bene, della verità, cioè dei valori che appunto come ci hanno a lungo spiegato i filosofi per più di un secolo sono ormai decaduti. Cosa rimane da fare? Forse cercare più a fondo i motivi di questa situazione ormai conclamata. Ma non si tratta di questioni facili, evidenti, che è possibile cogliere spontaneamente con il nostro livello di coscienza. E’ proprio questo il punto: noi vediamo le cose e cerchiamo soluzioni con criteri con cui ci hanno formato e ci siamo formati, ma sono gli stessi crieri che muovono il sistema. E questo vale anche per l’arte.