numero

| © blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso  dal 2011   |    Codice ISSN 2239-0235 |

19/11/2020

IL RIPARATORE DI FOGLIE

Prendersi cura e «riparare» le foglie secche è, per me,

metafora di quanto l'uomo dovrebbe fare con la

natura

di Leonardo Maralla Nel più umile degli oggetti… Affaticata e logorata da mesi di lavoro, sempre esposta ad intemperie, frammentata e rinsecchita, ora anche caduta a terra lontana dall’amato ramo per essere accatastata, spazzata o incenerita, aspetto. Solo indifferenza e fastidio da parte di colui che proprio ora ci calpesta o ci soffoca in neri sacchi. Temo la sua scarpa. Proprio lui, che abbiamo tenuto in vita. Si ferma, osserva, si china, raccoglie, scruta, aspira il mio profumo. Che fa? Mi pulisce, mi rinforza e protegge, con maestria e pazienza ricostruisce la mia punta andata persa e il picciolo spezzato. Sarà un pericoloso perverso con rituali ossessivi o forse… Perché? Cosa… Un po’ matto di sicuro lo è. Ora mi alloggia in una semplice casetta e ritrovo nuove compagne. Mi sento quasi bella, importante, rispettata, amata… E matto anche questo papa, uno dei pochi umani che si ricorda di me, piccolo e schivo esemplare della natura. Francesco, che invita a tendere la mano al povero ma, attenzione, dove povero non è solo l’uomo perché “tra i poveri più abbandonati e maltrattati c’è la nostra oppressa e devastata terra”. E questo reputo arte: fermarsi, stupirsi, raccogliere, celebrare, proteggere rispettare, amare, cercare di amare… tutto e tutti, matti, disperati o sfigati, pinguini e bruchi, larici e foglie secche, sassi e marmi. Perché in tutto può essere bellezza e divinità. A conclusione di queste parole in libertà, cadute pure loro come foglie secche, mi piace ricordare il messaggio di Henry Miller che, oltre ad essere famoso saggista e scrittore (autore di opere notevoli quali «Il Tropico del cancro» e «Il Tropico del capricorno») è stato un valente pittore. Scriveva in «Dipingere è amare di nuovo»: “Alla fine, come al principio, la parola è il mistero. Questo MISTERO esiste e fiorisce in ogni più piccola parte dell’universo. Non ha niente a che fare con la dimensione o la distanza, con la grandiosità o la lontananza. (…) Nel più umile degli oggetti possiamo trovare qualsiasi cosa ricerchiamo, sia essa la bellezza, la realtà, la divinità. L’artista non crea queste qualità, egli le scopre, o le svela, nel processo del fare.”

riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

15 Leonardo Maralla  Milano 1953. Maneggia colori da quando, a cinque anni, scoprì la magia che usciva dai tubetti ad olio dimenticati dal padre. A questa passione unisce quella per la psicoterapia,  professione intrapresa dopo la laurea in Medicina, Psichiatria e Psicoterapia.
Caro Giorgio, il tema della natura, da affrontare con stupore, riconoscenza e rispetto, è sempre stato dominante nella mia produzione artistica. In modo particolare mi piace segnalarti alcune opere nelle quali mi prendo cura, rammendo e rinforzo il picciolo di foglie secche che si era spezzato…
L.Maralla."Picciòlo di foglia spezzato e riparato", 2017 L.Maralla, "Picciòlo riparato 2", 2017

polemiche e proposte sull’arte contemporanea

15 Leonardo Maralla  Milano 1953. Maneggia colori da quando, a cinque anni, scoprì la magia che usciva dai tubetti ad olio dimenticati dal padre. A questa passione unisce quella per la psicoterapia,  professione intrapresa dopo la laurea in Medicina, Psichiatria e Psicoterapia.

19/11/2020

IL RIPARATORE DI

FOGLIE

Prendersi cura e «riparare» le

foglie secche è, per me,

metafora di quanto l'uomo

dovrebbe fare con la natura

di Leonardo Maralla Nel più umile degli oggetti… Affaticata e logorata da mesi di lavoro, sempre esposta ad intemperie, frammentata e rinsecchita, ora anche caduta a terra lontana dall’amato ramo per essere accatastata, spazzata o incenerita, aspetto. Solo indifferenza e fastidio da parte di colui che proprio ora ci calpesta o ci soffoca in neri sacchi. Temo la sua scarpa. Proprio lui, che abbiamo tenuto in vita. Si ferma, osserva, si china, raccoglie, scruta, aspira il mio profumo. Che fa? Mi pulisce, mi rinforza e protegge, con maestria e pazienza ricostruisce la mia punta andata persa e il picciolo spezzato. Sarà un pericoloso perverso con rituali ossessivi o forse… Perché? Cosa… Un po’ matto di sicuro lo è. Ora mi alloggia in una semplice casetta e ritrovo nuove compagne. Mi sento quasi bella, importante, rispettata, amata… E matto anche questo papa, uno dei pochi umani che si ricorda di me, piccolo e schivo esemplare della natura. Francesco, che invita a tendere la mano al povero ma, attenzione, dove povero non è solo l’uomo perché “tra i poveri più abbandonati e maltrattati c’è la nostra oppressa e devastata terra”. E questo reputo arte: fermarsi, stupirsi, raccogliere, celebrare, proteggere rispettare, amare, cercare di amare… tutto e tutti, matti, disperati o sfigati, pinguini e bruchi, larici e foglie secche, sassi e marmi. Perché in tutto può essere bellezza e divinità. A conclusione di queste parole in libertà, cadute pure loro come foglie secche, mi piace ricordare il messaggio di Henry Miller che, oltre ad essere famoso saggista e scrittore (autore di opere notevoli quali «Il Tropico del cancro» e «Il Tropico del capricorno») è stato un valente pittore. Scriveva in «Dipingere è amare di nuovo»: “Alla fine, come al principio, la parola è il mistero. Questo MISTERO esiste e fiorisce in ogni più piccola parte dell’universo. Non ha niente a che fare con la dimensione o la distanza, con la grandiosità o la lontananza. (…) Nel più umile degli oggetti possiamo trovare qualsiasi cosa ricerchiamo, sia essa la bellezza, la realtà, la divinità. L’artista non crea queste qualità, egli le scopre, o le svela, nel processo del fare.”