numero

| © blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso  dal 2011   |    Codice ISSN 2239-0235 |

10/11/2020

SANIFICARE ANCHE L’ARTE?

NON SPRECHIAMO QUESTA

CRISI

di Gaetano Grillo Auspico un’arte ripulita dai processi di mercificazione cinica, che torni ad avere “valori” piuttosto che “prezzi”. Che torni ad una funzione messianica e rifondatrice. Questa pandemia, a causa delle conseguenti restrizioni della crescita economica e del rallentamento coatto, ci concede nuovo tempo alla riflessione sui modelli di vita che abbiamo vissuto negli ultimi vent’anni. E sulla loro progressiva corsa verso la tecnologia a servizio dei mercati. L’uomo sta sacrificando il suo stesso destino sul pianeta in cambio dell’affermazione del profitto come valore portante. Il mercato si trasformato in una giungla all’interno della quale sopravvive solo chi sgomita adoperando l’inganno. Negli anni ’80 e ’90 la pubblicità ingannevole era riconosciuta come “reato”, oggi riconosciuta come “abilità” vincente. Detto ciò, non intendo demonizzare il mercato, ma fare distinzione fra le varie forme di mercato. Poichè esiste un mercato disciplinato e un mercato cinicamente indisciplinato, che è quello liberista. Abbiamo visto cos’è quest’ultimo, l’affermazione dell’homo homini lupus, l’avvento della libertà individualista, l’interesse come obiettivo finale ad ogni costo. A me stato insegnato che “ogni cosa limite e libertà di un’altra”, che gli interessi di una parte sono inevitabilmente connessi ad un sistema sociale. E, paradossalmente, proprio questo concetto stato scisso in due parti, la nostra società si fatta “sistema” ed il sociale si tramutato in “social”. Il sistema diventato globale e inscalfibile, il sociale, attraverso l’apparente e vuota democrazia dei social, diventato semplicemente il terreno delle scorrerie predatorie dei grandi interessi dei dominatori del mondo. Apple, Amazon, Microsoft, Facebook, Instagram, ecc. In arte accade la stessa cosa, i “valori” sono stati sostituiti dai “prezzi” determinati dalle aste e da signori come François Pinault o Larry Gagosian. Centrali di potere in grado di controllare, influenzare e determinare quotazioni, quindi di affermare ciò che arte e ciò che non merita di essere preso in considerazione. Alcuni sostengono che anche in passato stato così, i Pinault e i Gagosian di oggi non sono altro che i Medici, gli Sforza o i Papi durante il Rinascimento italiano. C’è una differenza, però: il Rinascimento poneva al centro l’uomo, la nostra epoca pone al centro il mercato. Ecco che ancora una volta sono costretto a distinguere fra un mercato funzionale all’affermazione di valori culturali e umani, ed un mercato funzionale all’affermazione di valori economici fine a se stessi. L’arte ridotta ad essere un “prodotto”, e le centrali di potere mandano nel mondo i loro buyers per scoprire artisti che abbiano un prodotto che sia spendibile sul mercato. Vogliamo ancora sostenere questo stato di cose? Siamo sicuri che non abbia più senso “l’opera d’arte”? Siamo sicuri che la storia di un artista, il suo pensiero filosofico, la sua poetica, il suo linguaggio, lo spessore, la coerenza e lasciatemelo dire anche la sua intelligenza manuale, non contino più? Questa pandemia ci sta concedendo l’opportunità di ripensare la scala dei valori delle nostre vite, ci sta offrendo il tempo necessario per ripensare al nostro comune destino, per disegnare un nuovo progetto strategico, ci sta lasciatemelo dire suggerendo di porre rimedio al disastro planetario cui siamo avviati a causa di questo sistema. Stiamo uccidendo il pianeta con l’avidità del profitto a tutti i costi, stiamo distruggendo la natura e con essa noi stessi. Basta! Ora basta! Non c’è più tempo da perdere! Dobbiamo ristabilire un rapporto di equilibrio e armonia con la natura. Riscrivere uno statuto etico del concetto di libertà. Dobbiamo tornare a distinguere pur nell’indistinguibile caos della torre di babele nella quale ci troviamo, uscire dal perverso processo di globalizzazione per ricreare il tessuto della diversificazione. Dobbiamo rimboccarci le maniche e iniziare a costruire il nostro prossimo futuro che coincide, inevitabilmente con la nostra salvezza di genere umano. Allora sì! Sanifichiamo l’Arte e i processi! Sanifichiamo l’aria, l’ambiente, le nostre menti e anche la nostra “umanità”, spesso sottovalutata. Talvolta addirittura disprezzata dal cinismo muscolare di un sistema predatorio che si vuole vincente. Non sprechiamo questa crisi!

riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

14 Gaetano Grillo  Nasce nel 1952 a Molfetta e si stabilisce a Milano nel 1971, dove oggi vive ed opera. Animatore assieme a Bonami, Arcangelo, Natà e Rotelli del gruppo Stazione Centrale, coagulatosi presso lo Studio Cannaviello nel 1985, è stato direttore della Scuola di Pittura dell’Accademia di Brera, dove ha studiato nell’aula di Alik Cavaliere.
Questo intervento è stato pubblicato qualche tempo fa dalla rivista online ARTS LIFE facendo seguito a un articolo di Bruno Ceccobelli. Lo ripropongo qui, dopo averlo chiesto all’autore, perchè assolutamente consonante con molte delle tesi che sostengo da tempo su queste pagine. (GS) L’originale è qui:

polemiche e proposte sull’arte contemporanea

14 Gaetano Grillo  Nasce nel 1952 a Molfetta e si stabilisce a Milano nel 1971, dove oggi vive ed opera. Animatore assieme a Bonami, Arcangelo, Natà e Rotelli del gruppo Stazione Centrale, coagulatosi presso lo Studio Cannaviello nel 1985, è stato direttore della Scuola di Pittura dell’Accademia di Brera, dove ha studiato nell’aula di Alik Cavaliere.

10/11/2020

SANIFICARE

ANCHE L’ARTE?

NON SPRECHIAMO

QUESTA CRISI

di Gaetano Grillo Auspico un’arte ripulita dai processi di mercificazione cinica, che torni ad avere “valori” piuttosto che “prezzi”. Che torni ad una funzione messianica e rifondatrice. Questa pandemia, a causa delle conseguenti restrizioni della crescita economica e del rallentamento coatto, ci concede nuovo tempo alla riflessione sui modelli di vita che abbiamo vissuto negli ultimi vent’anni. E sulla loro progressiva corsa verso la tecnologia a servizio dei mercati. L’uomo sta sacrificando il suo stesso destino sul pianeta in cambio dell’affermazione del profitto come valore portante. Il mercato si trasformato in una giungla all’interno della quale sopravvive solo chi sgomita adoperando l’inganno. Negli anni ’80 e ’90 la pubblicità ingannevole era riconosciuta come “reato”, oggi riconosciuta come “abilità” vincente. Detto ciò, non intendo demonizzare il mercato, ma fare distinzione fra le varie forme di mercato. Poichè esiste un mercato disciplinato e un mercato cinicamente indisciplinato, che quello liberista. Abbiamo visto cos’è quest’ultimo, l’affermazione dell’homo homini lupus, l’avvento della libertà individualista, l’interesse come obiettivo finale ad ogni costo. A me stato insegnato che “ogni cosa limite e libertà di un’altra”, che gli interessi di una parte sono inevitabilmente connessi ad un sistema sociale. E, paradossalmente, proprio questo concetto stato scisso in due parti, la nostra società si fatta “sistema” ed il sociale si tramutato in “social”. Il sistema diventato globale e inscalfibile, il sociale, attraverso l’apparente e vuota democrazia dei social, diventato semplicemente il terreno delle scorrerie predatorie dei grandi interessi dei dominatori del mondo. Apple, Amazon, Microsoft, Facebook, Instagram, ecc. In arte accade la stessa cosa, i “valori” sono stati sostituiti dai “prezzi” determinati dalle aste e da signori come François Pinault o Larry Gagosian. Centrali di potere in grado di controllare, influenzare e determinare quotazioni, quindi di affermare ciò che arte e ciò che non merita di essere preso in considerazione. Alcuni sostengono che anche in passato stato così, i Pinault e i Gagosian di oggi non sono altro che i Medici, gli Sforza o i Papi durante il Rinascimento italiano. C’è una differenza, però: il Rinascimento poneva al centro l’uomo, la nostra epoca pone al centro il mercato. Ecco che ancora una volta sono costretto a distinguere fra un mercato funzionale all’affermazione di valori culturali e umani, ed un mercato funzionale all’affermazione di valori economici fine a se stessi. L’arte ridotta ad essere un “prodotto”, e le centrali di potere mandano nel mondo i loro buyers per scoprire artisti che abbiano un prodotto che sia spendibile sul mercato. Vogliamo ancora sostenere questo stato di cose? Siamo sicuri che non abbia più senso “l’opera d’arte”? Siamo sicuri che la storia di un artista, il suo pensiero filosofico, la sua poetica, il suo linguaggio, lo spessore, la coerenza e lasciatemelo dire anche la sua intelligenza manuale, non contino più? Questa pandemia ci sta concedendo l’opportunità di ripensare la scala dei valori delle nostre vite, ci sta offrendo il tempo necessario per ripensare al nostro comune destino, per disegnare un nuovo progetto strategico, ci sta lasciatemelo dire suggerendo di porre rimedio al disastro planetario cui siamo avviati a causa di questo sistema. Stiamo uccidendo il pianeta con l’avidità del profitto a tutti i costi, stiamo distruggendo la natura e con essa noi stessi. Basta! Ora basta! Non c’è più tempo da perdere! Dobbiamo ristabilire un rapporto di equilibrio e armonia con la natura. Riscrivere uno statuto etico del concetto di libertà. Dobbiamo tornare a distinguere pur nell’indistinguibile caos della torre di babele nella quale ci troviamo, uscire dal perverso processo di globalizzazione per ricreare il tessuto della diversificazione. Dobbiamo rimboccarci le maniche e iniziare a costruire il nostro prossimo futuro che coincide, inevitabilmente con la nostra salvezza di genere umano. Allora sì! Sanifichiamo l’Arte e i processi! Sanifichiamo l’aria, l’ambiente, le nostre menti e anche la nostra “umanità”, spesso sottovalutata. Talvolta addirittura disprezzata dal cinismo muscolare di un sistema predatorio che si vuole vincente. Non sprechiamo questa crisi!