numero

| © blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso  dal 2011   |    Codice ISSN 2239-0235 |

14/11/2020

BOTTA E RISPOSTA…

con Mario Verolini Ciao Giorgio, grazie del tuo invito, ma... e la pittura? Dove va a finire la pittura in tutto questo? Inoltre: cosa ci si deve aspettare da essa? L'artista difficilmente si consocia, non per carattere, ma perché il suo lavoro é in solitudine. Oggi soprattutto. Un saluto Mario Caro Mario, questa tua domanda "e la pittura?" che ho appena letto merita una risposta. Perché è vero che viene subito alla mente ascoltando l'esortazione agli artisti della von der Leyen. Che c’entra, qui, la pittura? E infatti non c’è un richiamo diretto. Ma c'è, caro Mario, un richiamo generale . Un richiamo alla creatività in genere (di cui la pittura partecipa), esortata qui dalla Presidente ad occuparsi, se vuole, almeno in parte, del destino pubblico, della realtà fattuale in atto; invitata a uscire dalla torre di avorio, a provare a implicarsi nella storia del mondo. Proprio come (ecco il richiamo indiretto ) avevano provato a fare, per generosità e slancio umanistico e/o ideologico, proprio i pittori che parteciparono all'avventura creativa e progettuale del Bauhaus (Klee, Kandinsky, Itten, Moholy-Nagy, Feiningers, Albers, Bill e tutti quelli che la storia poi non ha ricordato). Quei pittori che, insieme a molti altri professionisti/intellettuali (architetti, designer, fotografi eccetera), avevano tentato di esplorare le strade con le quali integrare in qualche modo la "sostanza artistica" dei loro lavori e della loro creatività al tessuto concreto della società (nell'immaginario diffuso, nell'environment, nell'architettura, negli oggetti d'uso, nell'urbanistica, nel visivo...). Questo per dire che non c'è ancora (e come potrebbe esserci!) una indicazione precisa sul come la pittura di oggi può impegnarsi nella indicazione data rimanendo pittura. Su cosa e come dipingere. Sul quali corde agire in se stessi per portare il proprio lavoro su questo tipo di preoccupazioni. Non c'è perchè ancora nessuno ce l'ha. E' una risposta (o una serie di risposte) da trovare, caso per caso, poetica per poetica. Una vocazione da fabbricare. Io la vedo così, come la possibilità di una estetizzazione concreta del nostro rapporto con il mondo, nello sforzo di migliorarlo e di combatterne le tendenze negative. Una parte dell'umanità sega allegramente il ramo dell’albero sul quale tutti (anche chi non si consocia) stiamo seduti a cavalcioni. È per tentare di fermare quella parte (o almeno attutirne i disastri) che servono secondo me iniziative come questa. Un caro saluto e riguardati. (GS)

riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

13 Mario Verolini   Pittore, è nato nel 1946 a S.Benedetto del Tronto, e vive a Roma, dove ha studiato Architettura alla Sapienza con Bonelli, Calvesi e Zevi, e ha seguito il Corso di Pittura tenuto da Guttuso all'Accademia con l'assistenza di Guccione.

polemiche e proposte sull’arte contemporanea

13

14/11/2020

BOTTA E

RISPOSTA…

con Mario Verolini Ciao Giorgio, grazie del tuo invito, ma... e la pittura? Dove va a finire la pittura in tutto questo? Inoltre: cosa ci si deve aspettare da essa? L'artista difficilmente si consocia, non per carattere, ma perché il suo lavoro é in solitudine. Oggi soprattutto. Un saluto Mario Caro Mario, questa tua domanda "e la pittura?" che ho appena letto merita una risposta. Perché è vero che viene subito alla mente ascoltando l'esortazione agli artisti della von der Leyen. Che c’entra, qui, la pittura? E infatti non c’è un richiamo diretto. Ma c'è, caro Mario, un richiamo generale . Un richiamo alla creatività in genere (di cui la pittura partecipa), esortata qui dalla Presidente ad occuparsi, se vuole, almeno in parte, del destino pubblico, della realtà fattuale in atto; invitata a uscire dalla torre di avorio, a provare a implicarsi nella storia del mondo. Proprio come (ecco il richiamo indiretto ) avevano provato a fare, per generosità e slancio umanistico e/o ideologico, proprio i pittori che parteciparono all'avventura creativa e progettuale del Bauhaus (Klee, Kandinsky, Itten, Moholy-Nagy, Feiningers, Albers, Bill e tutti quelli che la storia poi non ha ricordato). Quei pittori che, insieme a molti altri professionisti/intellettuali (architetti, designer, fotografi eccetera), avevano tentato di esplorare le strade con le quali integrare in qualche modo la "sostanza artistica" dei loro lavori e della loro creatività al tessuto concreto della società (nell'immaginario diffuso, nell'environment, nell'architettura, negli oggetti d'uso, nell'urbanistica, nel visivo...). Questo per dire che non c'è ancora (e come potrebbe esserci!) una indicazione precisa sul come la pittura di oggi può impegnarsi nella indicazione data rimanendo pittura. Su cosa e come dipingere. Sul quali corde agire in se stessi per portare il proprio lavoro su questo tipo di preoccupazioni. Non c'è perchè ancora nessuno ce l'ha. E' una risposta (o una serie di risposte) da trovare, caso per caso, poetica per poetica. Una vocazione da fabbricare. Io la vedo così, come la possibilità di una estetizzazione concreta del nostro rapporto con il mondo, nello sforzo di migliorarlo e di combatterne le tendenze negative. Una parte dell'umanità sega allegramente il ramo dell’albero sul quale tutti (anche chi non si consocia) stiamo seduti a cavalcioni. È per tentare di fermare quella parte (o almeno attutirne i disastri) che servono secondo me iniziative come questa. Un caro saluto e riguardati. (GS)
Mario Verolini   Pittore, è nato nel 1946 a S.Benedetto del Tronto, e vive a Roma, dove ha studiato Architettura alla Sapienza con Bonelli, Calvesi e Zevi, e ha seguito il Corso di Pittura tenuto da Guttuso all'Accademia con l'assistenza di Guccione.